Manca la benzina, a rischio attività U.E.P.E. Roma e Latina

 

In una lettera inviata al Ministro della Giustizia Andrea Orlando e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, il Garante ha sottolineato come, in tali condizioni, “gli operatori non possano effettuare le visite ed i sopralluoghi relativi all’esecuzione penale esterna”.

Gli U.E.P.E. sono uffici periferici del Ministero della Giustizia la cui competenza principale riguarda la gestione delle misure alternative alla detenzione (affidamento in prova la Servizio Sociale, affidamento in casi particolari, Detenzione domiciliare e semilibertà). Gli UEPE svolgono inchieste utili a fornire i dati occorrenti all'applicazione, la modifica, la proroga e la revoca delle misure di sicurezza e indagini socio-familiari per l'applicazione delle misure alternative, formulano proposte all'autorità giudiziaria sul trattamento da applicare ai detenuti ammessi all'affidamento in prova e alla detenzione domiciliare, controllandone l'esecuzione.

Attualmente, l’U.E.P.E. di Roma e Latina ha in carico oltre tremila detenuti in esecuzione penale esterna, dei quali oltre 1.000 residenti al di fuori della città di Roma.

«Ho scritto al ministro Orlando chiedendo di ripristinare al più presto la piena operatività dell’U.E.P.E. di Roma e Latina - ha detto Marroni – perché questi uffici sono fondamentali nel percorso di riforma e di sfollamento delle carceri italiane che proprio in queste settimane sta facendo vedere i primi, incoraggianti, risultati. Oggi gli operatori non possono perfezionare i sopralluoghi per coloro che hanno chiesto, dal carcere, di beneficiare della legge 10/2014 (la c.d. svuotacarceri) che prevede la possibilità di scontare gli ultimi 18 mesi nel proprio domicilio. Un vero e proprio paradosso, perché da un lato si varano leggi volte a migliorare la qualità di vita nelle carceri, dall’altro si sottraggono agli Uffici strumenti e fondi necessari a che tali norme vengano effettivamente applicate. Gli U.E.P.E., invece, andrebbero potenziati coerentemente con l’art.27 della Costituzione, che attribuisce alla pena una funzione di reinserimento e di socializzazione».