Cade in carcere: da 5 mesi aspetta la fisioterapia

 

Protagonista della vicenda, denunciata dal Garante dei detenuti Angiolo Marroni, un detenuto italiano di 46 anni, Claudio B. «Una vicenda surreale - ha commentato Marroni - a metà strada fra malasanità ed eccesso di ottusa burocrazia. Ed intanto, secondo i medici, ogni giorno che passa allontana sempre di più la possibilità per Claudio di recuperare il normale uso degli arti. Proprio in queste ore ho inviato un telegramma al Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria. Quest’uomo deve essere curato al più presto».

Il 21 aprile scorso 21 Claudio, detenuto a Rebibbia N.C., cade in carcere e da quel momento inizia la sua odissea. L’uomo viene subito ricoverato nel reparto protetto dell’ospedale “Pertini” con una diagnosi di “Plegia arto superiore dx ed arti inferiori bilateralmente associata ad alterazioni del visus e a deficit campo visivo in occhio dx insorte dopo trauma da caduta”.

Al momento della dimissione, i medici raccomandano il trasferimento in una struttura carceraria dove sia possibile eseguire cicli di fisioterapia e il costante monitoraggio neurologico. Il 13 giugno Claudio viene però trasferito al Centro Clinico di Regina Coeli dove è universalmente noto che non viene effettuata la fisioterapia. Il 7 luglio, viste la sue condizioni e le reiterate segnalazioni dei medici di Regina Coeli, il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, dispone l’assegnazione dell’uomo nel carcere di Velletri, ma tale trasferimento è avvenuto solo il 20 settembre, dopo il pressante intervento del Garante. Arrivato a Velletri, Claudio ha trovato un’altra sorpresa. I medici del carcere hanno deciso di non accettarlo, non ritenendo gestibili le sue problematiche cliniche e l’uomo è stato quindi rispedito in ambulanza a Regina Coeli.

«La sostanza di questa odissea - ha detto il Garante - è che a 5 mesi dalla caduta, Claudio non ha ancora beneficiato della fisioterapia con gravi rischi per la sua integrità fisica. Come dimostra questa vicenda, i problemi del carcere non sono legati solo al sovraffollamento. Errori, eccessi di burocrazia, leggerezze e mancanze di comunicazione possono creare danni ancor più gravi».