Difficile situazione al carcere di Velletri

Quindici agenti di polizia penitenziari giovani e motivati trasferiti, una delle storiche educatrici costretta a tornare a Perugia perché il suo distacco temporaneo non è mai stato trasformato in definitivo. E’ questa la difficile situazione che si sa vivendo nel carcere di Velletri e che ha indotto il Garante dei detenuti Angiolo Marroni a scrivere al vice capo vicario del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Luigi Pagano chiedendo un intervento immediato.

Il carcere di Velletri è quello che nel Lazio presenta, dopo le carceri romane,  il più alto numero di detenuti ristretti (553 al 29 ottobre) ed è secondo solo a Rebibbia per detenuti definitivi (359). A fronte di ciò, l’Istituto ha il minor numero di educatori ed il minor numero di agenti effettivamente operanti (al netto cioè di quelli che pur risultanti in pianta organica sono assenti in via continuativa per malattia o per altre cause), con un rapporto detenuti/agenti fra i più bassi del Lazio. 

Nonostante questo, ha scritto Marroni, in “maniera incomprensibile” nei giorni scorsi il DAP ha ordinato che 15 agenti, giovani e motivati, assegnati temporaneamente al carcere di Velletri dovessero ritornare agli istituti  di provenienza.

Stesse difficoltà ha l’Area trattamentale, sul cui funzionamento si basa il rispetto del principio Costituzionale del reinserimento dei detenuti che, secondo le testimonianze dei collaboratori del Garante, non è in grado di far fronte alle esigenze che l’alto numero di detenuti richiede. «E’ infatti di questi giorni – ha scritto Marroni - la disposizione del dirigente dell’Ufficio Personale del DAP che fa tornare alla sua sede di appartenenza una delle educatrici storiche del carcere, a suo tempo distaccata da Perugia e mai immessa definitivamente nella pianta organica dell’Istituto. Con questo incomprensibile provvedimento si indebolisce il già debole ufficio degli educatori di Velletri che verrebbe a contare, oltre che sulla capo area, soltanto su un educatore a tempo pieno e su un'altra educatrice a part time».

«Fra agenti che mancano ed educatori ridotti ai minimi termini – ha detto il Garante - il rischio è che si rallentino le attività interne e che, soprattutto, si blocchino i colloqui con i detenuti ma soprattutto che si rallenti tutta quella attività amministrativa legata alle richieste di benefici e percorsi di recupero presso il tribunale di sorveglianza. Per questi motivi ho chiesto al vice capo vicario del Dap di verificare quanto sta accadendo e di intervenire per sanare una situazione che diventa sempre più insostenibile»