La privazione della libertà comporta una domanda di salute e di sanità ancora maggiore rispetto a quella del resto della popolazione. Salute come accesso e diritto alla diagnosi, alla cura e alle terapie necessarie e domanda di luoghi idonei dove scontare la pena, contesti adeguati agli standars del regolamento di esecuzione del D.P.R. 30 giugno 2000 n. 230 (che definiscono metri cubi, luce, servizi igienici ecc.) dove è possibile effettuare dell’attività fisica e mantenere un equilibrio psicofisico adeguato.

Vale la pena ricordare le condizioni di vita sub-umane determinatesi in tutti gli istituti penitenziari della Regione anche a causa del sovraffollamento e della condizione delle strutture.

Il Garante assolve il suo compito sia coinvolgendo gli Assessorati regionali competenti sia gli altri soggetti pubblici come le ASL, o del terzo settore interessati.

Proprio per la scelta di tutelare la salute in carcere, non solo dal punto di vista operativo in relazione a singoli casi, ma più in generale dal punto di vista ordinamentale e normativo, l’attività assume anche un carattere prettamente propositivo, operando su più fronti paralleli.

Con l’obiettivo di migliorare le strutture sanitarie penitenziarie e di intervenire sugli aspetti critici del servizio sanitario regionale il Garante si è fatto promotore delle carte dei servizi sanitari nelle ASL sede di Istituti Penitenziari e dei tavoli tecnici per il monitoraggio della riforma (D.Lgs 230/99 e D.P.C.M. 01.04.2008) e la verifica delle reali ricadute delle condizioni di vita quotidiana dei detenuti e degli operatori.  Questo percorso sanitario e culturale è dinamico e in aggiornamento continuo

Nella regione Lazio sono inoltre attive 5 Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza sanitaria (R.E.M.S.) provvisorie per uomini e donne internati. 

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