Quando si parla di privazione della libertà spesso si ignora la “dimensione” femminile perché rappresenta una minoranza all’interno del carcere, dei Centri di identificazione ed espulsione (C.I.E.) e delle Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza sanitaria (R.E.M.S.).

 

Ciò comporta che questi luoghi di privazione della libertà personale siano strutturati fondamentalmente sulle esigenze di custodia di una popolazione maschile e che non si tenga in considerazione le specificità dell’universo femminile, quali ad esempio la maternità. Nella struttura penitenziaria inoltre si accentuano e si aggravano quei fenomeni di emarginazione e discriminazione a cui sono soggette le donne anche nella società esterna.  

 

Nel Lazio, oltre alla Casa Circondariale di  Rebibbia femminile,  ci sono sezioni femminili a Civitavecchia e Latina. Solo l’istituto di Rebibbia femminile dispone di un asilo nido, uno dei pochi esistenti all’interno dei penitenziari italiani, dove il numero dei bambini è sempre troppo alto tenuto conto che la legge n.40 del 2001 prevede il beneficio degli arresti domiciliari nel caso di presenza di bambini di età inferiore ai tre anni.

 

Nei CIE sono trattenute soprattutto donne in condizioni di estrema vulnerabilità.

Nel Lazio le donne sottoposte a misure di sicurezza sanitarie si trovano nella  REMS di Pontecorvo (FR).  

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