Sabato 17 ottobre, incontro a Terni su misure alternative e giustizia riparativa

Il Garante Anastasìa parteciperà all’incontro sulle misure alternative al carcere e la giustizia riparativa che si svolgerà al centro Palmetta di Terni alle 11.

L'incontro “Pratiche di inclusione nelle misure alternative alla detenzione e nei percorsi di giustizia riparativa” si svolgerà alle 11, nel corso dell'evento di inaugurazione del parco del Centro di Palmetta, organizzato dall'associazione Demetra con la partecipazione di Cristiano Ceccotti, assessore Politiche sociali del comune di Terni,  Stefano Anastasìa, Garante dei detenuti di Lazio e Umbria, Silvia Marchetti, direttore Uepe Terni, Pastore Pawel Gajewski della Chiesa evangelica Valdese, modera Daniele Moroni, volontario dell'associazione Demetra.

L'associazione Demetra ha realizzato negli ultimi mesi  i percorsi di inclusione sociale e di sostegno alla creatività Radici, Orto 21 e Communitas che oggi si fondono per dare vita a un nuovo parco dedicato all’inclusione e all’arte ambientale. "Un parco che inaugura in autunno può sembrare un'assurdità - si legge in una nota di Demetra - e forse lo è, ma quello che vogliamo mostrare è una visione, un esperimento che, se lo desideriamo tutti, riuscirà a attraversare le stagioni. Abbiamo chiesto a giovani artisti italiani, selezionati per il programma di residenza artistica Radici, di creare un’opera per l’area verde del Centro di Palmetta. Durante il lavoro, gli artisti hanno incontrato e collaborato con diversi gruppi di persone, tra cui gli utenti del Centro Diurno Marco Polo e i beneficiari di Orto 21 e Communitas. Sabato sarà l'occasione per incontrarci e raccontare questi percorsi. L'incontro si svolgerà all'aperto, nel pieno rispetto delle normative anti Covid. Info e contatti: Associazione Demetra Strada Santa Maria la Rocca, 12 – Terni www.palmetta.it Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Venerdì 23 ottobre, consegna dei diplomi Unindustria a Rebibbia

Alle 11, nella casa di reclusione di Rebibbia a Roma, il Garante Anastasìa sarà presente alla consegna dei diplomi del corso di orientamento e riqualificazione professionale delle persone detenute, organizzato da Unindustria, l'associazione territoriale del Lazio di Confindustria. Al corso, patrocinato dal Garante dei detenuti del Lazio per il secondo anno consecutivo, hanno partecipato una ventina di detenuti. Consegnerà i diplomi Roberto Santori, presidente della sezione formazione, consulenza e attività professionali di Unindustria. 

Venerdì 23 ottobre, “Criminologia critica e critica del diritto penale”

Alle ore 18, Esc Atelier, in via dei Volsci 159 a Roma, in diretta dalle pagine Facebook di Esc Atelier e Dinamopress e dal sito www.dinamopress.it, presentazione della riedizione di un classico della criminologia contemporanea, ”Criminologia critica e critica del diritto penale. Introduzione alla sociologia del diritto penale” di Alessandro Baratta (ed. Meltemi). Ne discuteranno: Stefano Anastasìa, Anna Simone (Sociologa del diritto, Università Roma Tre), Adalgiso Amendola (Sociologo del diritto, Università di Salerno), Introduce e coordina Alberto De Nicola.

Sabato 24 ottobre, lezione del Garante Anastasìa al master per Mediatori del disagio penitenziario

Dalle 9 alle ore 10, 30, videolezione del prof. Stefano Anastasìa, Garante regionale per diritti dei detenuti del Lazio e dell'Umbria,e Portavoce della Conferenza dei garanti territoriali delle persone private della libertà, nell’ambito del master per Mediatori del disagio penitenziario di Tor Vergata. Per accedere alla diretta facebook: www.facebook.com/BaicrCultura

Il master si propone di realizzare un percorso formativo che risponda all’esigenza di valorizzazione delle figure professionali impegnate nel lavoro nel mondo carcerario, che accresca le competenze e offra gli strumenti idonei ad affrontare le relative complessità e le diverse forme di disagio. In particolare, il master è finalizzato a formare personale con una specifica preparazione nell'ambito delle discipline giuridiche, sociologiche, psicologiche, antropologiche e linguistiche fondamentali per operare in ambito penitenziario e relazionarsi con gli interlocutori istituzionali e gli enti di riferimento dislocati sul territorio. Segreteria organizzativa Baicr cultura della relazione: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ;  www.baicr.it; 06 68891410.

Sabato 24 ottobre, video-intervento per il libro fotografico “Prigionieri”

Alle ore 18, video-intervento del Garante Anastasìa alla presentazione del libro fotografico di Valerio Bispuri, “Prigionieri”, edizioni Contrasto, che si svolgerà a Lecce, nell'ambito del festival Conversazioni sul futuro, con scritti di commento di Anastasìa e del premio Strega Albinati che da oltre vent'anni lavora come insegnante nel penitenziario di Rebibbia. Prigionieri è un reportage condotto nelle principali strutture carcerarie italiane, che raccoglie tre anni di lavoro e porta avanti il viaggio fotografico cominciato nelle prigioni sudamericane, Encerrados. Valerio Bispuri è il primo fotografo ad aver ottenuto, da parte del Dipartimento dell'mmministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia, l'autorizzazione a visitare alcuni dei più importanti penitenziari del nostro paese, costruendo così un progetto di documentazione di queste strutture e di chi le abita: un'indagine sullo stato mentale e fisico dell'essere umano quando è privo della libertà.

Il fotografo documenta la condizione di 10 diverse carceri italiane - più o meno grandi e con diversi gradi di sicurezza – dal 2014 ad oggi. Dal carcere dell'Ucciardone a Palermo, a Poggioreale a Napoli; dalle carceri romane di Regina Coeli e Rebibbia Femminile, al nuovo Carcere di Capanne a Perugia; passando per Milano (Carcere di Bollate e carcere di San Vittore) e Venezia (Carcere della Giudecca), fino alla Colonia Penale di Isili (Cagliari) e al piccolo Carcere di Sant'Angelo dei Lombardi in provincia di Avellino. Le immagini di prigionieri si fanno testimonianza dei principali problemi: il sovraffollamento, la precarietà dei fabbricati, la mancanza di personale, la difficoltà a mettere in piedi programmi di rieducazione del detenuto, sancito dalla Costituzione, spesso abbandonato alla inoperosità.

Il bianco e nero intenso delle fotografie di Bispuri racconta dei drammi personali e dei drammi collettivi di uomini e donne specchio dell'intera società, rinchiusi in spazi angusti e cadenti, spesso impegnati a crearsi nuovi affetti e nuove abitudini, in un non-luogo fermo nel tempo e nascosto ai margini del mondo. I testi sono proposti in lingua italiana e inglese.

 

 

Lunedì 12 ottobre, formazione: “Il setting penitenziario: buone pratiche migranti"

 

Dalle ore 16 alle 18, incontro di formazione su piattaforma Teams destinato a operatori e altre figure professionali degli istituti penitenziari, docenti, enti del terzo settore, e altre figure professionali interessate al tema, organizzato dal Dipartimento di Scienze della formazione dell’Università Roma Tre e dal Garante dei diritti dei detenuti della Regione Lazio.. Relatori: prof. Massimo Margottini; prof. Stefano Anastasìa, prof.ssa Elena Zizioli.

 

Progetto FARO “Fare Rete e Orientare”

OS 2. Integrazione / Migrazione legale - ON 3 - Capacity building - lett. j) Governance dei servizi - Capacity building

[PROG-2696]

PIANO FORMATIVO:

“Il setting penitenziario: buone pratiche migranti”

ORGANIZZAZIONE:

Università degli Studi Roma Tre – Dipartimento di Scienze della Formazione

Consiglio Regionale del Lazio – Garante Diritti Detenuti

   

Descrizione servizio:

Metodologia:

 

 

 

 

Risultati attesi:

 

Certificato in uscita:

Secondo quanto previsto dalla legge 354/1975 sull’ordinamento penitenziario il percorso trattamentale delle persone detenute deve tendere al “reinserimento sociale” (art. 1) nel pieno rispetto della dignità umana come sancito dall’art.27 della Costituzione.

Con la crescita del fenomeno del multiculturalismo, negli Istituti Penitenziari è subentrata la necessità di garantire l’integrazione della popolazione straniera, di valorizzare la formazione interculturale degli operatori penitenziari e lo sviluppo di un sistema di mediazione culturale.

L’organo elettivo incaricato di assicurare i diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, compresi i soggetti stranieri nei centri di prima accoglienza e nei centri di permanenza temporanea per stranieri (denominati oggi Centri di Identificazione ed Espulsione- art.9 legge 125/2008), è il Garante dei diritti dei detenuti del Lazio (con le funzioni attribuitegli con la Legge della Regione Lazio n. 31/2003), il quale collabora attivamente con l’Amministrazione regionale e Penitenziaria, il Ministero di Giustizia, le famiglie dei detenuti, gli Istituti Penitenziari, la Polizia Penitenziaria, il Tribunale di Sorveglianza, i legali, i Comuni, le ASL, le associazioni di volontariato, le cooperative sociali integrate, gli enti di formazione professionale, gli enti culturali e le associazioni sindacali.

Un’altra importante figura dell’organico penitenziario è l’educatore – oggi definito funzionario della professionalità giuridico-pedagogica - una professionalità indispensabile per l’educazione dei soggetti detenuti nella programmazione e nel monitoraggio dei percorsi educativo-trattamentali.

Lo scopo di una simile rete è promuovere iniziative volte ad assicurare a cittadini italiani e stranieri il diritto alla salute, il diritto all’istruzione, il diritto alla formazione professionale, il diritto alla cultura, il diritto allo sport, il diritto alla socializzazione e ai rapporti con le famiglie, e ogni altra prestazione finalizzata al recupero, alla reintegrazione sociale e all’inserimento nel mondo del lavoro.

In questo contesto saranno realizzati l’incontro di formazione e le attività laboratoriali del tavolo, il cui scopo sarà riflettere e discutere in modo cooperativo e costruttivo sui temi relativi alle pratiche di orientamento alla formazione e al lavoro dei soggetti detenuti, con particolare riferimento alla popolazione migrante ristretta. Di seguito alcune parole ritenute di stimolo per il dibattito:

ATTESE – COMPORTAMENTI – BARRIERE – INIZIATIVE – RETI - CRITICITÀ

Tutti i partecipanti al tavolo sono invitati a condividere le proprie riflessioni ed esperienze in merito ai temi di discussione.

Attestato di partecipazione

 
   

Destinatari:

Organizzazione tavolo:

Educatori e altre figure professionali degli Istituti penitenziari e dei Centri di detenzione femminile e minorile, docenti dei Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti, operatori di Centri di Orientamento al Lavoro, Centri di Formazione Professionale, Centri per l’Impiego, Agenzie per il lavoro, Enti del Terzo Settore, Aziende e Imprese pubbliche e private, e altre figure professionali interessate al tema.

 

Un incontro di formazione su Piattaforma Teams e attività laboratoriali su piattaforma Moodle.

 
   
   
   

Risorse umane:

               

Professionisti del Settore

 
   
   

Per iscrizioni:

Compilare il seguente modulo: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdXznwY5znUXuU3Ma-MGk1j5KcjT0pSoz14lIik8cRkWVaT6Q/viewform?usp=sf_link

Le indicazioni per accedere alla Piattaforma su cui si terrà l’incontro saranno fornite via e-mail all’indirizzo di posta elettronica indicato nel modulo.

 
   
     

Modalità formazione:

Formazione a distanza con utilizzo di piattaforme Teams e Moodle

 

Calendario tavoli:

Data

Ore

Programma

Relatori

12/10/2020

16:00-18:00

-          Saluti e introduzione ai lavori

-          Presentazione e approfondimento del quadro teorico di riferimento

-          Moderazione del tavolo

 

Seguiranno altri incontri con la rete degli attori dei servizi di orientamento, formazione e accompagnamento al lavoro.

 

Referente tavolo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il libro/ Dal Garante della Campania idee, proposte e riflessioni sulla condizione carceraria

Presentato a Napoli “Carcere – Idee, proposte e riflessioni”, di Samuele Ciambriello, Garante dei detenuti della Campania, Rogiosi editore, 2020.

“Carcere è l’anagramma di cercare. Cercare per ricostruire, per ritrovarsi, per seguire una strada che è tracciata anche dalla Costituzione: assumersi le responsabilità, per trovare se stessi, rispettando i diritti delle persone”. E’ questo lo slogan di Samuele Ciambriello, giornalista, scrittore, professore, attivamente impegnato da 40 anni nella lotta per i diritti delle persone sottoposte a restrizioni della libertà personale e Garante dei detenuti della Regione Campania da ottobre 2017, il quale ha presentato a Napoli lo scorso 2 ottobre il suo ultimo libro “Carcere- Idee, proposte, riflessioni”.

L’esperienza di Cambriello nel carcere e con i detenuti “risale ormai a molti anni fa (…), quando sin dall’inizio del mio impegno di uomo di fede, deciso a vivere nel sociale la propria missione e a trasformare i propri ideali in un concreto agire quotidiano. Oggi, sono consapevole che se non fosse stata per questa esperienza, cominciata e mai conclusa – anche se ora prosegue in forma ‘istituzionale’ – sarei una persona diversa e soprattutto non avrei avuto il privilegio di conoscere da vicino la sofferenza ma anche la possibilità di cambiamento e rinascita di cui l’uomo è capace”. Nel suo libro intende “offrire quelli che spero possano essere elementi utili a far conoscere il mondo penitenziario, la fase che sta attraversando e gli spazi possibili di intervento sociale”.

28 luglio h 16. Salute e Carcere - Oltre l’emergenza… I martedì per la salute - I webinar CGIL sul welfare sociosanitario

Oltre l’emergenza … I MARTEDÌ per la SALUTE i webinar CGIL sul welfare sociosanitario dalle ore 16 alle ore 18 SALUTE E CARCERE 28 luglio ore 16

Intervengono: Daniela Ronco (sociologa del diritto - Università di Torino) Patrizio Gonnella (Presidente Antigone) Sofia Ciuffoletti (ricercatrice centro interuniversitario ADIR - Università di Firenze) Stefano Anastasia (Garante delle persone private della libertà Lazio e Umbria) Sandro Libianchi (presidente Coordinamento nazionale Operatori per la Salute nelle Carceri Italiane - Co.N.O.S.C.I. -) conclude Rossana Dettori (segretaria confederale CGIL nazionale) coordina: Denise Amerini (Area welfare Cgil nazionale)

Per partecipare al webinar 28.7.2020 ore 16 “SALUTE E CARCERE” accesso consentito dalle ore 15,00 - da computer, tablet o smartphone https://www.gotomeet.me/CgilNazionale/saluteecarcere

Codice accesso: 876-714-597 Puoi accedere anche tramite telefono. Italia: +39 0 230 57 81 80

È la prima volta che usi GoToMeeting? Scarica subito l'app e preparati all'inizio della tua prima riunione: https://global.gotomeeting.com/install/876714597

Nel documento CGIL “Dall’emergenza al nuovo modello di sviluppo” abbiamo dichiarato che Protezione, Inclusione Sociale e Welfare sono fattori strategici per il rilancio del nostro Paese. Questa dichiarazione va declinata e sviluppata, con riflessioni e proposte, che devono essere all’altezza della sfida enorme che dobbiamo affrontare, durante e oltre la pandemia. Non si tratta di un operazione astratta, bisogna trasformare le proposte in rivendicazioni della nostra contrattazione sociale e nel lavoro e generare una grande mobilitazione, del sindacato e delle forze della società civile che vogliono cambiare, e costruire davvero un nuovo modello di sviluppo e di convivenza sociale. Per rilanciare il Paese occorre investire per dare forza al Servizio Sanitario Nazionale e a nuove politiche Sociali. Il ciclo di webinar CGIL sul welfare socio sanitario “Oltre l’emergenza … i martedì per la salute” è finalizzato a sostenere questo impegno. 28 luglio 2020 - Webinar CGIL: “SALUTE E CARCERE” L’emergenza Covid ci ha posto di fronte, insieme ai molti temi legati alla tutela della salute, soprattutto delle persone più fragili, un tema rimosso, o affrontato troppo spesso con toni rivendicativi e giustizialisti: quello della garanzia e della tutela della salute in carcere. Fin dall’inizio della pandemia, è risultato evidente, per esempio, come fosse difficile garantire le necessarie misure di prevenzione in carcere, a partire dal distanziamento, a fronte di un sovraffollamento cronico. E sono emersi chiaramente i numeri relativi alle persone ristrette con gravi problemi di salute, che avevano, per questo motivo, bisogno di misure particolari di prevenzione. All’inizio della pandemia si registrava un sovraffollamento pari al 130,4%, con punte in alcune carceri che superano il 150%. Con il decreto “Cura Italia” le presenze in carcere calano, fino al levarsi di numerose rimostranze, strumentali, basate su una informazione parziale, quando non chiaramente distorta, a fronte di provvedimenti che concedevano la detenzione domiciliare, per un periodo limitato, a persone a forte rischio di salute. Oggi i dati hanno ripreso a salire. In molte carceri le celle hanno dimensioni insufficienti, in 25 addirittura inferiori a 3 mq. Nel 50% delle celle manca la doccia, laddove presente non sempre ha l’acqua calda, e in alcuni istituti il wc non è in alcun modo separato dalla cella. La popolazione carceraria ha una età sempre più avanzata, un terzo dei detenuti è in attesa di giudizio. In carcere, i suicidi hanno una incidenza decisamente superiore che all’esterno (8,7 su mille a fronte di 0,65), e sono molto frequenti gli episodi di autolesionismo. Inoltre, causa la vigente legislazione sulle droghe, un terzo dei detenuti ha violato la legge sugli stupefacenti, e i detenuti tossicodipendenti rappresentano un quarto della popolazione carceraria. La Costituzione afferma che la pena deve avere sempre carattere rieducativo, mai afflittivo, che non può mai consistere in trattamenti contrari alla dignità umana o degradanti, e che la salute è un diritto fondamentale in capo a tutti gli individui, non facendo differenze fra persone libere e private della libertà. Allora, l’emergenza covid deve essere una occasione per ripensare anche a come viene garantita la salute alle persone ristrette, parimenti a quanto avviene fuori dal carcere, ed a come si garantisce anche per loro il rispetto dei diritti fondamentali, non solo l’accesso alle cure in caso di malattia, ma la prevenzione delle malattie, a partire dalla necessità di avere luoghi salubri e non sovraffollati in cui scontare la pena. Se è vero che la civiltà di un paese si misura osservando le sue carceri, abbiamo bisogno davvero di un profondo cambiamento per quanto riguarda le condizioni di vita delle persone ristrette, troppo spesso lontane da garantire dignità e salute, come anche sentenze della corte europea ci hanno sottolineato. Come ci dice l’OMS, salute non è soltanto assenza di malattia, ed è pertanto necessario agire su tutti i determinanti di salute, se davvero vogliamo che non ci siano luoghi dove i diritti costituzionali hanno una declinazione soltanto parziale.

IN ALLEGATO LA LOCANDINA DELL'EVENTO

Allegati:
WEBINAR28LUGLIO-SALUTEECARCERE1.pdf[ pdf ] 685 kB

Donati libri per la biblioteca della Casa di Reclusione di Civitavecchia

Consegnati 12 scatoloni di libri per la biblioteca della Casa di Reclusione di Civitavecchia

“Le giornate sembrano infinite, possiamo fare attività fisica ma non basta!!”

A questo appello dei detenuti della Casa di Reclusione di Civitavecchia, normalmente impegnati nelle attività culturali dell’istituto, ha risposto la @Compagnia AdDentro, che da anni opera all’interno delle carceri con progetti di teatro e cinema, in collaborazione con @Giufà Libreria Caffè, presidio culturale a due passi dalla piazza principale dello spaccio nel quartiere San Lorenzo di Roma.

I detenuti avevano approfittato del lockdown per riorganizzare la biblioteca e grazie alla clientela della libreria sono stati raccolti libri di qualità che porteranno nuovi stimoli negli scaffali, in attesa di poter riprendere le attività in sicurezza e nel rispetto della salute dei detenuti.

 

18 giugno h 16:00 Zoom Video Conferencing Progetto FARO Fare Rete e Orientare un sistema integrato a favore dei titolari di protezione internazionale

Progetto FARO Fare Rete e Orientare

STRUMENTI, METODOLOGIE E PRASSI PER L'ORIENTAMENTO: AL VIA I TAVOLI DI LAVORO DEL PROGETTO FARO

18 giugno 2020 ore 16:00 - 18:30 Zoom Video Conferencing

Il progetto FARO - “Fare Rete e orientare” finanziato a valere sul Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione FAMI 2014-2020 nasce con l’obiettivo di sperimentare la costruzione di un sistema integrato di rete che risponda ai bisogni di orientamento, formazione e lavoro dei titolari di protezione internazionale nei territori di Monza – Brianza, Lazio e Puglia. Il progetto si sviluppa in azioni di capacity building che, mettendo in relazione attori territoriali a vario titolo coinvolti sul tema dell’orientamento e dell’accoglienza di cittadini di Paesi Terzi, mirano ad attivare un percorso di crescita fondato sull’acquisizione di pratiche, competenze, linguaggi comuni e orientato alla definizione di un modello operativo integrato. A partire da quanto emerso nella prima fase di progetto, che ha visto la realizzazione di una ricognizione attraverso interviste e focus group con i principali attori dei “sistemi” di orientamento territoriali in cui è stato possibile delineare il sistema dell’orientamento formativo e lavorativo nel Lazio, nei territori della Provincia di Monza-Brianza e in Puglia, sono state definite le tappe del percorso di capacity building proposto nell’ambito del progetto. Il percorso, che prenderà avvio con la giornata di presentazione, si struttura in diversi incontri, calendarizzati tra giugno e dicembre 2020 e realizzati tramite videoconferenza, in cui verranno proposti tavoli di lavoro territoriali e trans-territoriali, sessioni laboratoriali, azioni formative e informative. Obiettivi di tale percorso saranno la costruzione del sistema di orientamento e della sua governance, la messa a sistema di prassi di lavoro condivise, l’approfondimento di metodologie e strumenti che possono essere adottati nel lavoro con l’utenza “fragile”, con particolare riferimento alle sfide che l’orientamento deve affrontare nel lavoro con soggetti che hanno un vissuto migratorio.

Nell’ottica della creazione di un sistema integrato di intervento sul tema dell’orientamento alla formazione e al lavoro dei titolari di protezione internazionale, la giornata di presentazione si propone, inoltre, di allargare la rete di collaborazione del progetto FARO coinvolgendo anche altre progettualità FAMI che perseguono obiettivi complementari tra le quali i progetti “PRIMA il Lavoro – PRogetto per l’Integrazione lavorativa dei MigrAnti” (ente capofila la Regione Lazio), “ESPoR – European Skills Portfolio for Refugees” (ente capofila Università Cattolica del Sacro Cuore) e “DimiCome – Diversity Management e Integrazione - Le competenze dei Migranti nel mercato del lavoro" (ente capofila Fondazione ISMU). Riteniamo che la sinergia con gli attori coinvolti in tali progetti contribuisca al raggiungimento dei risultati attesi di rafforzamento dei sistemi dell’orientamento attraverso lo scambio di prassi, metodologie e strumenti di lavoro tra i diversi territori.

STRUMENTI, METODOLOGIE E PRASSI PER L'ORIENTAMENTO: AL VIA I TAVOLI DI LAVORO DEL PROGETTO FARO 18 giugno 2020 - ore 16:00 - 18:30

SALUTI DI BENVENUTO PROF. MASSIMILIANO FIORUCCI Direttore del Dipartimento di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi Roma Tre (Capofila)

DOTT.SSA MARIA ASSUNTA ROSA Viceprefetto Ministero dell'Interno, Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, Supporto Fondo Asilo Migrazione e Integrazione

DOTT. SEBASTIANO LEO Regione Puglia, Assessorato Istruzione Formazione e Lavoro

DOTT.SSA TATIANA ESPOSITO Direttore Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Direzione Generale dell'immigrazione e delle politiche di integrazione

DOTT. STEFANO ANASTASIA Garante dei Detenuti del Lazio

DOTT. ANDREA FUSCO Direttore Direzione Regionale Istruzione, Formazione, Ricerca e Lavoro, Coordinamento Servizi per il Lavoro - Regione Lazio

DOTT. SSE STEFANIA WYSS - PATRIZIA GIGANTI Dipartimento Turismo, Formazione Professionale e Lavoro - Direzione Formazione Professionale e Lavoro di Roma Capitale

PROF.SSA PAOLA MIRTI Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio

IL PROGETTO FARO

STRUMENTI E METODOLOGIE PER L'ORIENTAMENTO RIVOLTO AI CITTADINI DI PAESI TERZI

PROF. MASSIMO MARGOTTINI PROF. MARCO CATARCI Dipartimento di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi Roma Tre (capofila)

I SISTEMI DELL'ORIENTAMENTO FORMATIVO E LAVORATIVO NEL LAZIO, NEI TERRITORI DELLA PROVINCIA DI MONZABRIANZA E IN PUGLIA: I RISULTATI DELL'ATTIVITÀ DI INDAGINE

DR. RAFFAELE BRACALENTI Presidente Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali

ROBERTO D'ALESSIO Consulente Consorzio Comunità Brianza

DOTT.SSA MONICA CALZETTA Dirigente Servizio Rete Regionale dei Servizi per il Lavoro - Regione Puglia

I PROGETTI SINERGICI "PRIMA IL LAVORO - PROGETTO PER L'INTEGRAZIONE LAVORATIVA DEI MIGRANTI"

DOTT. CLAUDIO PRIORI Direzione Regionale Istruzione, Formazione, Ricerca e Lavoro - Regione Lazio

"DIMICOME - DIVERSITY MANAGMENT E INTEGRAZIONE. LE COMPETENZE DEI MIGRANTI NEL MERCATO DEL LAVORO"

PROF.SSA LAURA ZANFRINI Fondazione ISMU - Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

"ESPOR - EUROPEAN SKILLS PORTFOLIO FOR REFUGEES"

PROF. DIEGO BOERCHI Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Il progetto FARO, finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020 è stato avviato a luglio 2019 e si concluderà entro il 31/12/2021. Il progetto è coordinato dall’Università Degli Studi Roma Tre - Dipartimento Di Scienze Della Formazione e realizzato da un partenariato composto dai seguenti soggetti: l’USR Lazio - Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio; ASC - Consorzio Desio-Brianza (Monza Brianza); CPIA2 - Centro Provinciale Istruzione Adulti 2 (Roma); IPRS - Istituto Psicanalitico per le Ricerche Sociali (Roma); CPIA3 - Centro Provinciale Istruzione Adulti 3 (Roma); Regione Lazio - Direzione Regionale Formazione, Ricerca e Innovazione, Scuola Università, Diritto allo Studio; Regione Puglia – Assessore alla Formazione e Lavoro – Politiche per il Lavoro, Diritto allo Studio, Scuola, Università, Formazione Professionale; CCB - Consorzio Comunità Brianza (Monza Brianza). Il progetto FARO ha tra i suoi obiettivi principali quelli di favorire lo sviluppo di un sistema dell’orientamento e delle politiche attive al lavoro e alla formazione come rete di servizi integrati, specializzati e complementari, tramite un’azione di empowerment degli attori che ne fanno parte e la definizione di prassi condivise di lavoro.

Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020 2. Integrazione/Migrazione legale - ON 3 - Capacity building - lett. j) Governance dei servizi - Capacity building 2018 [PROG-2696]

18 giugno, h 11:00 "Carcere ed emergenza sanitaria Covid 19" Lezione inaugurale Master in Mediatori del Disagio penitenziario Uni Tor Vergata

“Carcere ed emergenza sanitaria Covid - 19”

“Master in Mediatori del Disagio penitenziario” Lezione inaugurale

 

Università degli studi di Roma Tor Vergata

 

Giovedì, 18 giugno 2020, 11:00-13:00

 

Presiede e coordina

Prof. Marina Formica, Coordinatrice del Master 

 

Saluti istituzionali

Cons. Riccardo Turrini Vita, Direttore generale della Formazione del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria 

 

Intervengono

Prof. Stefano Anastasia, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Lazio e dell'Umbria

Dott. Carmelo Cantone, Provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria

Dott. Paolo Canevelli, già Magistrato presso la Procura generale della Corte di Cassazione

Il link per accedere sarà pubblicato sul sito uniroma2.it, pagina Didattica in carcere

16 giugno “La riscrittura di un copione: in direzione ostinata e contraria. Letture di questi nostri giorni” laboratorio teatrale Fiori di Loto della 3 sez. della C.C. di Frosinone

Il 16 giugno alle ore 13, presso la sala teatro della Casa Circondariale di Frosinone, presentazione del lavoro del laboratorio teatrale Fiori di Loto della 3 sez. “La riscrittura di un copione: in direzione ostinata e contraria. Letture di questi nostri giorni” Un’esperienza multi-mediale e multi-espressiva, un audio video realizzato dai detenuti precauzionali nell’ambito del laboratorio teatrale attivo da tempo presso l’istituto con Nello, Fabio Marco, Milan, Dino, Enver, Alessio, Luciano e Cosimo.

LA RISCRITTURA DI UN COPIONE: IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA. LETTURE SU QUESTI NOSTRI GIORNI.

I preparativi per l’evento teatrale di un gruppo di detenuti nella CC di Frosinone.

Il copione c’era, era quello sul quale  nove detenuti della sezione terza del Carcere di Frosinone stavano lavorando dal mese di maggio dello scorso anno a partire  dalla lettura ed analisi di alcuni testi di Fabrizio De Andrè, sollecitati nell’ambito di un laboratorio teatrale lungo un percorso riflessivo multi-espressivo  mediato dalla musica, disegno, azioni sceniche, da un’insegnante resasi disponibile, a titolo volontario, e che ne aveva conosciuti alcuni  come “studenti” in un corso di scuola media l’anno prima. Agli incontri settimanali, molti dei quali resi possibili per motivi organizzativi della Sorveglianza, anziché nella sala teatro a tale scopo destinata, nell’angusto spazio all’interno della sezione, adibito perlopiù ad “aula scolastica”, i “personaggi con autore” (il poeta cantante genovese) si presentavano con regolare assiduità, fedeli all’appuntamento con le loro emozioni e bisogno di comunicazione creativa. L’ansia cresceva con l’avvicinarsi dell’ultimo sabato del mese di marzo 2020: in quella data avrebbero difatti dovuto debuttare con un evento conclusivo proprio dal titolo “Personaggi con autore”, al cospetto del pubblico dei loro familiari, dei volontari, degli insegnanti e degli altri detenuti della loro sezione di appartenenza. Alla fine del mese precedente, il palcoscenico spoglio delle necessarie attrezzature era stato cominciato ad allestire con l’aiuto di un’Associazione locale che aveva fatto ingresso con il suo tecnico, puntuale nel fornire indicazioni sulla strumentazione per l’erogazione di luci e suoni. Sarebbe bastata qualche altra prova, e finalmente la celebrazione dell’evento! “Celebrazione” e non performance: con l’educatrice o coordinatrice dei lavori, avevano scelto di usare quel termine, per descrivere la finalità del loro prodotto artistico, intendendolo come occasione unica e collettiva per uno speciale diretto incontro, quello con la comunità esterna.

Lo stop traumatico.

Ma come in un classico esercizio di training fisico teatrale, i corpi degli attori in movimento sul palco della sala teatro, si sono ad un tratto, proprio in quel tragico mese di marzo, bloccati nei loro gesti più espansivi e in tensione dinamica, quasi a diventare statuine fredde dalle espressioni contratte e sbigottite dei volti. In quella fase di intensa e trepida attesa, l’eccezionale evento del debutto, sarebbe stato il primo per tutti loro, è stato raggiunto da uno stop inatteso che sembrava voler dire: “Fermiamoci! Semplicemente alt, non muoviamoci. È un obbligo!”. Preceduto da una escalation di informazioni drammatiche sul dilagare della pandemia, accompagnate da quelle delle rivolte violente nelle carceri, in una sorta di reazione a catena. Dell’8 marzo, la notizia della protesta incandescente dei detenuti in questo Istituto, dopo il blocco dei colloqui con i familiari per l’emergenza covid19: causata la devastazione di un intero reparto, con incendi nelle celle, fuga sui tetti.

Un universo scosso: dal microcosmo delle comunità penitenziarie al macrocosmo delle comunità planetarie.

Pochi giorni dopo il commento del gruppo degli attori della sezione terza, raccoltisi con l’educatrice a sufficiente distanza nel salone teatro, per l’incontro settimanale: “abbiamo sentito tremare le mura della sezione accanto, quella vandalizzata, abbiamo temuto l’invasione degli altri nella nostra, qualcuno qui avrebbe voluto aiutarli nella protesta, ma l’abbiamo trattenuto, abbiamo cercato di raccomandargli il controllo, di evitare il contagio negativo della distruttività”. Senza indossare le maschere utilizzate per la recitazione delle parti assimilate e conosciute, ormai a memoria, del consueto canovaccio, i loro sguardi tradivano tuttavia angoscia e spavento, quasi a dire improvvisando: “Ci siamo trovati impauriti e smarriti, presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa”.

Perché proseguire?

E l’insorgere dei loro interrogativi immediati, carichi di dubbiosa ed incerta aspettativa: “Ma proseguiremo il laboratorio, anche se la volontaria non può venire?  Proveremo ancora lo stesso copione se le prove sono finite? Quando andremo in scena? Quale palco utilizzeremo, se non si è terminato l’allestimento?”. Alle richieste rivolte in una sala teatro diventata spazio di ascolto inedito per un ripensamento condiviso, seguiva il tentativo di chiarimento attraverso la riformulazione di una domanda centrale posta loro dall’educatrice: “ha un senso o utilità per voi un laboratorio teatrale in questo periodo?”.  “Se sì, perché?”.

Alcune delle risposte, tutte convogliate in direzione ostinatamente propositiva: “Per proseguire un percorso di riflessione”, “per continuare a stare insieme in un gruppo affiatato”, “perché in questi momenti mi sento bene”, “perché sinora ci ha fatto esprimere parti di noi che non conoscevamo”, “per esprimere un cambiamento attraverso l’espressione artistica”.

Dalle considerazioni scambiate e dalle intenzioni espresse di non interrompere il laboratorio,  è risultato tutto sommato chiaro l’ancoraggio ad un’attività che potesse alleviare anche solo per qualche momento l’oppressione cupa di questi nostri giorni e, al tempo stesso, la condizione di chiusura ed isolamento più accentuate nel carcere; il bisogno di ricucire la separazione dalla comunità esterna, liberando la creatività, la riflessività positiva, riaffermando la cultura come veicolo attraverso il quale  ri-leggere o ri-scrivere o ri-disegnare il tempo presente preparandosi a quello successivo una volta usciti dall’emergenza.

E allora, con la stessa metodologia adottata per un anno intero nel laboratorio multi-espressivo ispirato a De Andrè, il proseguire con la raccolta e selezione di altri testi poetici, stralci di interviste a uomini di cultura e di fede, brani significativi sulla contemporaneità tragica dei nuovi giorni, è stato accogliere un invito da loro stessi, per liberare altre parole e farle rifiorire, con una funzione curativa. I testi distribuiti dall’educatrice e portati nelle celle dai teatranti e riportati, tra un incontro ed un altro, dopo esser stati letti e meditati per la capacità evocativa di suscitare immagini, continuavano a stimolare loro disegni ed altri pensieri scritti, che venivano letti a turno davanti ad un microfono posto, contrariamente all’utilizzo corrente, davanti alle sedie vuote della sala teatro, ma con una risonanza incisiva amplificata dal mezzo per ogni componente del gruppo; ed accompagnati dal suono di musiche, scelte da alcuni di loro, come brani di sottofondo alle intonazioni emotive già scaturite dalle letture.

È così che veniva a delinearsi un nuovo canovaccio, che fluiva la riscrittura di un copione, sperimentando ancora una volta una narrazione collettiva accompagnata dal canale espressivo-artistico del teatro.

Scrittura e lettura in un teatro luogo, della narrazione emotiva o spazio riflessivo.

L’essere insieme nel qui e ora lì come davanti ad un pubblico, a leggere una nuova trama tessuta, a condividere un sentimento collettivo di separazione tanto più denso e conosciuto da loro in quanto persone recluse, con nuove regole precauzionali dettate dalle disposizioni interne della direzione, per la redistribuzione numerica dei partecipanti, nel tempo e nello spazio, ha permesso a loro e agli operatori di rimettersi in gioco. Ci si è abbandonati con fiducia, con una rimodulazione progettuale flessibile e non rigidamente strutturata, utilizzando i pochi mezzi a disposizione e riadottando le stesse metodologie, con una straordinaria apertura al cambiamento.

Nel teatro si è trovato non più lo spazio, canonicamente inteso e vissuto come luogo della fisicità, per il contatto diretto con il pubblico e la sua aggregazione, le modalità espressive che prediligono “l’esserci in presenza”; bensì la sperimentazione indotta dall’emergenza, ha consentito loro di prediligere il teatro come luogo della narrazione emotiva con nuove manifestazioni espressive: audiovisive, sulle quali convogliare prodotti grafici (disegni) e vocali (registrazioni di voci narranti), da destinare ad un pubblico eccezionalmente virtuale con uno sfondo scenografico del tutto spoglio: poche sedie, un palco senza le quinte, mezzi essenziali (due microfoni, un mixer collegato ad un pc, un proiettore).

Ciò, scardinato dall’impostazione teatrale tradizionale, in un certo senso “contrario”.

Il processo trasformativo-artistico.

Il trovare un nuovo titolo al canovaccio proprio con quello dell’antologia postuma di De Andrè “In direzione ostinata e contraria”, anche ciò è sembrato restituire il senso di una riscrittura all’insegna della creatività, in un incessante processo trasformativo –artistico.

Un processo, dunque, che avvalendosi della scrittura e della lettura, ha contribuito non solo a costruire relazioni significative, ma a sostenersi reciprocamente nel passare da una zona di paura ad una zona di apprendimento, sino ad una zona di crescita, tracciata nel copione su temi di scottante attualità, assimilabili ad un percorso riflessivo-rieducativo auspicabile per ogni detenuto.

Quando Alessio legge: “Ed ora sono arrivate le tempeste di fuoco nei nostri corpi, isolati come un icerberg alla deriva…Fermiamoci, alt, è un obbligo!” sembra richiamare, con larga approssimazione, la frattura con la vita “normale” provocata dall’arresto e dall’isolamento e dalla restrizione della libertà che ne conseguono, originando quasi sempre rabbia, paura, angoscia.

Non stiamo bene, nessuno di noi. Stiamo soffrendo”, prosegue Alessio nella sua lettura espressiva, quasi ad uscire dalla traccia del copione per descrivere lo stato di malessere generale che si vive nella condizione detentiva.

Ma è dall’identificazione delle proprie emozioni e la gestione di queste, che si può progredire in una zona di apprendimento. “Nella vita non c’è speranza di evitare il dolore: che tu possa trovare nell’animo la forza per sopportarlo”, legge Dino con riferimento ad una poesia di Tagore.

Il passo ulteriore, per lo sviluppo della trama come per un percorso di rielaborazione fondamentale per un detenuto, è il prender coscienza della situazione in cui ci si trova. Scrive e legge Milan: “La situazione ci invita a guardarci intorno, a farci riflettere”. Questo il presupposto per l’accesso ad una zona di crescita, quella ben esposta nella lettera del suo scritto da Fabio: “Cogliendo tutti gli insegnamenti che la vita mi ha concesso, metto in pratica la calma, la pazienza, la creatività”. Fabio si riferisce al “momento di tragedia mondiale” che sta/stiamo vivendo, sulla scorta di quanto sperimentato in un anno di esperienza laboratoriale in carcere, al di fuori dall’attuale fase emergenziale. Con la consapevolezza cioè che “il mondo della cultura, del teatro, dell’arte, è anche riflessione e ricerca, approfondimento ed introspezione, tesa di mano e solidarietà”, invogliando alla “speranza”. “Vivo nel presente, con la speranza nel futuro, per vivere una vita migliore” scandisce bene la frase di Nello, a conclusione del canovaccio, ma precedendola da un sentito auspicio: “E soprattutto non dovremmo perdere la memoria una volta passata la situazione presente, non dovremmo archiviarla e tornare al punto di prima”.

Come non ravvisare tra le righe a commento su “questi nostri giorni”, l’obiettivo implicito del ravvedimento per un condannato e la sua “storia sbagliata”, ineludibile a prevenzione del rischio di recidiva?

Per quale pubblico, ora?

A quando l’evento conclusivo?

Dal mese di marzo ad oggi, le letture dei partecipanti al gruppo si sono dunque svolte senza alcuna interruzione con impegno e volontà di esprimersi, dando voce a paure e desideri, quale testimonianza dell’arte come strumento per conoscere e controllare le proprie emozioni ma anche di creare nuovi spazi riflessivi cogliendo nuove opportunità d’incontro.

Educare all’ascolto o all’attenzione delle fasi di crisi come quella che stiamo vivendo, di tutta una “comunità dolente”, è apprendere con impegno costruttivo per le comunità, passando dalla centralità dell’”io” al “noi”. Si è ipotizzato allora un pubblico virtuale: di studenti delle due scuole che collaborano con il carcere: il Cpia di Frosinone e l’I.P.S.E.E.O.A “Michelangelo Buonarroti” di Fiuggi. In quanto destinatari di messaggi di persone recluse ma capaci di assumere, in questa situazione, un ruolo attivo attraverso un impegno partecipato.

Grazie alla poesia e testimonianze narrate, i detenuti hanno potuto esplorare il loro mondo interiore per comprendere meglio quello che sta accadendo, misurandosi con problemi di scottante attualità all’insegna del miglioramento, forse contribuendo in parte anche a far superare le forme di pregiudizio che ruotano attorno al carcere.

Le parole scelte, donate, le interpretazioni dei detenuti sui temi trattati, sono state trasposte in un audiovideo per un incontro virtuale, con una scadenza temporale volta ad esaltare la lettura nel cosiddetto “Maggio dei Libri”, esattamente ad un anno di inizio del laboratorio teatrale, generalmente considerata “attività trasversale” in ambito scolastico. Attività che non ha seguito una strada maestra, poiché l’arte non conosce strade maestre, ma quasi sempre impreviste, non lineari ed impervie, con rivelazioni sorprendenti. Anche senza applausi o un sipario da chiudere. 

De Santis Patrizia Luisa, funzionario giuridico-pedagogico presso la Casa Circondariale di Frosinone.

È trascorso esattamente un anno dall’inizio del laboratorio poliedrico “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”. Laboratorio inteso sin dal principio come un cammino, in cui ciascuno ha rispettato l’andamento del proprio passo affinché si riscoprisse e si aprisse all’altro senza artifizi o maschere, ma semplicemente (per)donandosi e donandosi all’altro con autenticità. La meta è stata sin da subito la riscoperta della bellezza, come chiamata al compimento nel senso etimologico del termine. Ogni forma d’arte ne dà esemplarmente fruizione, ma il teatro povero e introspettivo ha costituito lo start di un working in progress dilatato nel tempo e nello spazio. Dal 5 marzo, a causa dell’emergenza sanitaria, ogni attività all’interno della casa circondariale è stata sospesa, per cui la chiusura all’esterno, ha permesso di sperimentare una nuova forma di solitudine, intesa etimologicamente, come la capacità di stare soli in pienezza. Ma in realtà, ciascuno ha scelto di riempire i propri giorni con la forma artistica a sé più congeniale. Si è cercato di dimostrare la vicinanza del mondo esterno, mediante la visione di un video messaggio, realizzato dalla prof.ssa Stefania Patrì, al fine di motivare la fedeltà all’impegno preso camminando, ancora una volta, in direzione ostinata e contraria, verso la meta. Chi ama la montagna e ne solca i sentieri sa che è necessario spogliarsi di tutto il superfluo per raggiungere la vetta. Lo slancio verso l’alto, verso una meta conquistata passo dopo passo, con fatica buona e sensata, ricorda a tutti noi per cosa siamo fatti.  Ciascun uomo è fatto per l’altezza. Ciascun uomo è fatto per la bellezza. Infatti, la fatica della salita è sempre ripagata dalla bellezza del panorama. Al servizio dell’eterna bellezza l’uomo riempie la propria e altrui vita, anche quando quella stessa vita è stata colta da un’improvvisa fragilità e sofferenza. Ed è per la gioia degli occhi, del cuore e della mente, che abbiamo pensato di condividere, con un pubblico virtuale, un audio video espressione tangibile di quel barlume di speranza accesa nel cuore di ogni uomo.

Stefania Patrì, insegnante di discipline letterarie presso l’IPSSEOA “M.Buonarroti” di Fiuggi e Cpia di Frosinone