28 luglio h 16. Salute e Carcere - Oltre l’emergenza… I martedì per la salute - I webinar CGIL sul welfare sociosanitario

Oltre l’emergenza … I MARTEDÌ per la SALUTE i webinar CGIL sul welfare sociosanitario dalle ore 16 alle ore 18 SALUTE E CARCERE 28 luglio ore 16

Intervengono: Daniela Ronco (sociologa del diritto - Università di Torino) Patrizio Gonnella (Presidente Antigone) Sofia Ciuffoletti (ricercatrice centro interuniversitario ADIR - Università di Firenze) Stefano Anastasia (Garante delle persone private della libertà Lazio e Umbria) Sandro Libianchi (presidente Coordinamento nazionale Operatori per la Salute nelle Carceri Italiane - Co.N.O.S.C.I. -) conclude Rossana Dettori (segretaria confederale CGIL nazionale) coordina: Denise Amerini (Area welfare Cgil nazionale)

Per partecipare al webinar 28.7.2020 ore 16 “SALUTE E CARCERE” accesso consentito dalle ore 15,00 - da computer, tablet o smartphone https://www.gotomeet.me/CgilNazionale/saluteecarcere

Codice accesso: 876-714-597 Puoi accedere anche tramite telefono. Italia: +39 0 230 57 81 80

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Nel documento CGIL “Dall’emergenza al nuovo modello di sviluppo” abbiamo dichiarato che Protezione, Inclusione Sociale e Welfare sono fattori strategici per il rilancio del nostro Paese. Questa dichiarazione va declinata e sviluppata, con riflessioni e proposte, che devono essere all’altezza della sfida enorme che dobbiamo affrontare, durante e oltre la pandemia. Non si tratta di un operazione astratta, bisogna trasformare le proposte in rivendicazioni della nostra contrattazione sociale e nel lavoro e generare una grande mobilitazione, del sindacato e delle forze della società civile che vogliono cambiare, e costruire davvero un nuovo modello di sviluppo e di convivenza sociale. Per rilanciare il Paese occorre investire per dare forza al Servizio Sanitario Nazionale e a nuove politiche Sociali. Il ciclo di webinar CGIL sul welfare socio sanitario “Oltre l’emergenza … i martedì per la salute” è finalizzato a sostenere questo impegno. 28 luglio 2020 - Webinar CGIL: “SALUTE E CARCERE” L’emergenza Covid ci ha posto di fronte, insieme ai molti temi legati alla tutela della salute, soprattutto delle persone più fragili, un tema rimosso, o affrontato troppo spesso con toni rivendicativi e giustizialisti: quello della garanzia e della tutela della salute in carcere. Fin dall’inizio della pandemia, è risultato evidente, per esempio, come fosse difficile garantire le necessarie misure di prevenzione in carcere, a partire dal distanziamento, a fronte di un sovraffollamento cronico. E sono emersi chiaramente i numeri relativi alle persone ristrette con gravi problemi di salute, che avevano, per questo motivo, bisogno di misure particolari di prevenzione. All’inizio della pandemia si registrava un sovraffollamento pari al 130,4%, con punte in alcune carceri che superano il 150%. Con il decreto “Cura Italia” le presenze in carcere calano, fino al levarsi di numerose rimostranze, strumentali, basate su una informazione parziale, quando non chiaramente distorta, a fronte di provvedimenti che concedevano la detenzione domiciliare, per un periodo limitato, a persone a forte rischio di salute. Oggi i dati hanno ripreso a salire. In molte carceri le celle hanno dimensioni insufficienti, in 25 addirittura inferiori a 3 mq. Nel 50% delle celle manca la doccia, laddove presente non sempre ha l’acqua calda, e in alcuni istituti il wc non è in alcun modo separato dalla cella. La popolazione carceraria ha una età sempre più avanzata, un terzo dei detenuti è in attesa di giudizio. In carcere, i suicidi hanno una incidenza decisamente superiore che all’esterno (8,7 su mille a fronte di 0,65), e sono molto frequenti gli episodi di autolesionismo. Inoltre, causa la vigente legislazione sulle droghe, un terzo dei detenuti ha violato la legge sugli stupefacenti, e i detenuti tossicodipendenti rappresentano un quarto della popolazione carceraria. La Costituzione afferma che la pena deve avere sempre carattere rieducativo, mai afflittivo, che non può mai consistere in trattamenti contrari alla dignità umana o degradanti, e che la salute è un diritto fondamentale in capo a tutti gli individui, non facendo differenze fra persone libere e private della libertà. Allora, l’emergenza covid deve essere una occasione per ripensare anche a come viene garantita la salute alle persone ristrette, parimenti a quanto avviene fuori dal carcere, ed a come si garantisce anche per loro il rispetto dei diritti fondamentali, non solo l’accesso alle cure in caso di malattia, ma la prevenzione delle malattie, a partire dalla necessità di avere luoghi salubri e non sovraffollati in cui scontare la pena. Se è vero che la civiltà di un paese si misura osservando le sue carceri, abbiamo bisogno davvero di un profondo cambiamento per quanto riguarda le condizioni di vita delle persone ristrette, troppo spesso lontane da garantire dignità e salute, come anche sentenze della corte europea ci hanno sottolineato. Come ci dice l’OMS, salute non è soltanto assenza di malattia, ed è pertanto necessario agire su tutti i determinanti di salute, se davvero vogliamo che non ci siano luoghi dove i diritti costituzionali hanno una declinazione soltanto parziale.

IN ALLEGATO LA LOCANDINA DELL'EVENTO

Allegati:
WEBINAR28LUGLIO-SALUTEECARCERE1.pdf[ pdf ] 685 kB

Donati libri per la biblioteca della Casa di Reclusione di Civitavecchia

Consegnati 12 scatoloni di libri per la biblioteca della Casa di Reclusione di Civitavecchia

“Le giornate sembrano infinite, possiamo fare attività fisica ma non basta!!”

A questo appello dei detenuti della Casa di Reclusione di Civitavecchia, normalmente impegnati nelle attività culturali dell’istituto, ha risposto la @Compagnia AdDentro, che da anni opera all’interno delle carceri con progetti di teatro e cinema, in collaborazione con @Giufà Libreria Caffè, presidio culturale a due passi dalla piazza principale dello spaccio nel quartiere San Lorenzo di Roma.

I detenuti avevano approfittato del lockdown per riorganizzare la biblioteca e grazie alla clientela della libreria sono stati raccolti libri di qualità che porteranno nuovi stimoli negli scaffali, in attesa di poter riprendere le attività in sicurezza e nel rispetto della salute dei detenuti.

 

18 giugno h 16:00 Zoom Video Conferencing Progetto FARO Fare Rete e Orientare un sistema integrato a favore dei titolari di protezione internazionale

Progetto FARO Fare Rete e Orientare

STRUMENTI, METODOLOGIE E PRASSI PER L'ORIENTAMENTO: AL VIA I TAVOLI DI LAVORO DEL PROGETTO FARO

18 giugno 2020 ore 16:00 - 18:30 Zoom Video Conferencing

Il progetto FARO - “Fare Rete e orientare” finanziato a valere sul Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione FAMI 2014-2020 nasce con l’obiettivo di sperimentare la costruzione di un sistema integrato di rete che risponda ai bisogni di orientamento, formazione e lavoro dei titolari di protezione internazionale nei territori di Monza – Brianza, Lazio e Puglia. Il progetto si sviluppa in azioni di capacity building che, mettendo in relazione attori territoriali a vario titolo coinvolti sul tema dell’orientamento e dell’accoglienza di cittadini di Paesi Terzi, mirano ad attivare un percorso di crescita fondato sull’acquisizione di pratiche, competenze, linguaggi comuni e orientato alla definizione di un modello operativo integrato. A partire da quanto emerso nella prima fase di progetto, che ha visto la realizzazione di una ricognizione attraverso interviste e focus group con i principali attori dei “sistemi” di orientamento territoriali in cui è stato possibile delineare il sistema dell’orientamento formativo e lavorativo nel Lazio, nei territori della Provincia di Monza-Brianza e in Puglia, sono state definite le tappe del percorso di capacity building proposto nell’ambito del progetto. Il percorso, che prenderà avvio con la giornata di presentazione, si struttura in diversi incontri, calendarizzati tra giugno e dicembre 2020 e realizzati tramite videoconferenza, in cui verranno proposti tavoli di lavoro territoriali e trans-territoriali, sessioni laboratoriali, azioni formative e informative. Obiettivi di tale percorso saranno la costruzione del sistema di orientamento e della sua governance, la messa a sistema di prassi di lavoro condivise, l’approfondimento di metodologie e strumenti che possono essere adottati nel lavoro con l’utenza “fragile”, con particolare riferimento alle sfide che l’orientamento deve affrontare nel lavoro con soggetti che hanno un vissuto migratorio.

Nell’ottica della creazione di un sistema integrato di intervento sul tema dell’orientamento alla formazione e al lavoro dei titolari di protezione internazionale, la giornata di presentazione si propone, inoltre, di allargare la rete di collaborazione del progetto FARO coinvolgendo anche altre progettualità FAMI che perseguono obiettivi complementari tra le quali i progetti “PRIMA il Lavoro – PRogetto per l’Integrazione lavorativa dei MigrAnti” (ente capofila la Regione Lazio), “ESPoR – European Skills Portfolio for Refugees” (ente capofila Università Cattolica del Sacro Cuore) e “DimiCome – Diversity Management e Integrazione - Le competenze dei Migranti nel mercato del lavoro" (ente capofila Fondazione ISMU). Riteniamo che la sinergia con gli attori coinvolti in tali progetti contribuisca al raggiungimento dei risultati attesi di rafforzamento dei sistemi dell’orientamento attraverso lo scambio di prassi, metodologie e strumenti di lavoro tra i diversi territori.

STRUMENTI, METODOLOGIE E PRASSI PER L'ORIENTAMENTO: AL VIA I TAVOLI DI LAVORO DEL PROGETTO FARO 18 giugno 2020 - ore 16:00 - 18:30

SALUTI DI BENVENUTO PROF. MASSIMILIANO FIORUCCI Direttore del Dipartimento di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi Roma Tre (Capofila)

DOTT.SSA MARIA ASSUNTA ROSA Viceprefetto Ministero dell'Interno, Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, Supporto Fondo Asilo Migrazione e Integrazione

DOTT. SEBASTIANO LEO Regione Puglia, Assessorato Istruzione Formazione e Lavoro

DOTT.SSA TATIANA ESPOSITO Direttore Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Direzione Generale dell'immigrazione e delle politiche di integrazione

DOTT. STEFANO ANASTASIA Garante dei Detenuti del Lazio

DOTT. ANDREA FUSCO Direttore Direzione Regionale Istruzione, Formazione, Ricerca e Lavoro, Coordinamento Servizi per il Lavoro - Regione Lazio

DOTT. SSE STEFANIA WYSS - PATRIZIA GIGANTI Dipartimento Turismo, Formazione Professionale e Lavoro - Direzione Formazione Professionale e Lavoro di Roma Capitale

PROF.SSA PAOLA MIRTI Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio

IL PROGETTO FARO

STRUMENTI E METODOLOGIE PER L'ORIENTAMENTO RIVOLTO AI CITTADINI DI PAESI TERZI

PROF. MASSIMO MARGOTTINI PROF. MARCO CATARCI Dipartimento di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi Roma Tre (capofila)

I SISTEMI DELL'ORIENTAMENTO FORMATIVO E LAVORATIVO NEL LAZIO, NEI TERRITORI DELLA PROVINCIA DI MONZABRIANZA E IN PUGLIA: I RISULTATI DELL'ATTIVITÀ DI INDAGINE

DR. RAFFAELE BRACALENTI Presidente Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali

ROBERTO D'ALESSIO Consulente Consorzio Comunità Brianza

DOTT.SSA MONICA CALZETTA Dirigente Servizio Rete Regionale dei Servizi per il Lavoro - Regione Puglia

I PROGETTI SINERGICI "PRIMA IL LAVORO - PROGETTO PER L'INTEGRAZIONE LAVORATIVA DEI MIGRANTI"

DOTT. CLAUDIO PRIORI Direzione Regionale Istruzione, Formazione, Ricerca e Lavoro - Regione Lazio

"DIMICOME - DIVERSITY MANAGMENT E INTEGRAZIONE. LE COMPETENZE DEI MIGRANTI NEL MERCATO DEL LAVORO"

PROF.SSA LAURA ZANFRINI Fondazione ISMU - Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

"ESPOR - EUROPEAN SKILLS PORTFOLIO FOR REFUGEES"

PROF. DIEGO BOERCHI Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Il progetto FARO, finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020 è stato avviato a luglio 2019 e si concluderà entro il 31/12/2021. Il progetto è coordinato dall’Università Degli Studi Roma Tre - Dipartimento Di Scienze Della Formazione e realizzato da un partenariato composto dai seguenti soggetti: l’USR Lazio - Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio; ASC - Consorzio Desio-Brianza (Monza Brianza); CPIA2 - Centro Provinciale Istruzione Adulti 2 (Roma); IPRS - Istituto Psicanalitico per le Ricerche Sociali (Roma); CPIA3 - Centro Provinciale Istruzione Adulti 3 (Roma); Regione Lazio - Direzione Regionale Formazione, Ricerca e Innovazione, Scuola Università, Diritto allo Studio; Regione Puglia – Assessore alla Formazione e Lavoro – Politiche per il Lavoro, Diritto allo Studio, Scuola, Università, Formazione Professionale; CCB - Consorzio Comunità Brianza (Monza Brianza). Il progetto FARO ha tra i suoi obiettivi principali quelli di favorire lo sviluppo di un sistema dell’orientamento e delle politiche attive al lavoro e alla formazione come rete di servizi integrati, specializzati e complementari, tramite un’azione di empowerment degli attori che ne fanno parte e la definizione di prassi condivise di lavoro.

Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020 2. Integrazione/Migrazione legale - ON 3 - Capacity building - lett. j) Governance dei servizi - Capacity building 2018 [PROG-2696]

18 giugno, h 11:00 "Carcere ed emergenza sanitaria Covid 19" Lezione inaugurale Master in Mediatori del Disagio penitenziario Uni Tor Vergata

“Carcere ed emergenza sanitaria Covid - 19”

“Master in Mediatori del Disagio penitenziario” Lezione inaugurale

 

Università degli studi di Roma Tor Vergata

 

Giovedì, 18 giugno 2020, 11:00-13:00

 

Presiede e coordina

Prof. Marina Formica, Coordinatrice del Master 

 

Saluti istituzionali

Cons. Riccardo Turrini Vita, Direttore generale della Formazione del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria 

 

Intervengono

Prof. Stefano Anastasia, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Lazio e dell'Umbria

Dott. Carmelo Cantone, Provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria

Dott. Paolo Canevelli, già Magistrato presso la Procura generale della Corte di Cassazione

Il link per accedere sarà pubblicato sul sito uniroma2.it, pagina Didattica in carcere

16 giugno “La riscrittura di un copione: in direzione ostinata e contraria. Letture di questi nostri giorni” laboratorio teatrale Fiori di Loto della 3 sez. della C.C. di Frosinone

Il 16 giugno alle ore 13, presso la sala teatro della Casa Circondariale di Frosinone, presentazione del lavoro del laboratorio teatrale Fiori di Loto della 3 sez. “La riscrittura di un copione: in direzione ostinata e contraria. Letture di questi nostri giorni” Un’esperienza multi-mediale e multi-espressiva, un audio video realizzato dai detenuti precauzionali nell’ambito del laboratorio teatrale attivo da tempo presso l’istituto con Nello, Fabio Marco, Milan, Dino, Enver, Alessio, Luciano e Cosimo.

LA RISCRITTURA DI UN COPIONE: IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA. LETTURE SU QUESTI NOSTRI GIORNI.

I preparativi per l’evento teatrale di un gruppo di detenuti nella CC di Frosinone.

Il copione c’era, era quello sul quale  nove detenuti della sezione terza del Carcere di Frosinone stavano lavorando dal mese di maggio dello scorso anno a partire  dalla lettura ed analisi di alcuni testi di Fabrizio De Andrè, sollecitati nell’ambito di un laboratorio teatrale lungo un percorso riflessivo multi-espressivo  mediato dalla musica, disegno, azioni sceniche, da un’insegnante resasi disponibile, a titolo volontario, e che ne aveva conosciuti alcuni  come “studenti” in un corso di scuola media l’anno prima. Agli incontri settimanali, molti dei quali resi possibili per motivi organizzativi della Sorveglianza, anziché nella sala teatro a tale scopo destinata, nell’angusto spazio all’interno della sezione, adibito perlopiù ad “aula scolastica”, i “personaggi con autore” (il poeta cantante genovese) si presentavano con regolare assiduità, fedeli all’appuntamento con le loro emozioni e bisogno di comunicazione creativa. L’ansia cresceva con l’avvicinarsi dell’ultimo sabato del mese di marzo 2020: in quella data avrebbero difatti dovuto debuttare con un evento conclusivo proprio dal titolo “Personaggi con autore”, al cospetto del pubblico dei loro familiari, dei volontari, degli insegnanti e degli altri detenuti della loro sezione di appartenenza. Alla fine del mese precedente, il palcoscenico spoglio delle necessarie attrezzature era stato cominciato ad allestire con l’aiuto di un’Associazione locale che aveva fatto ingresso con il suo tecnico, puntuale nel fornire indicazioni sulla strumentazione per l’erogazione di luci e suoni. Sarebbe bastata qualche altra prova, e finalmente la celebrazione dell’evento! “Celebrazione” e non performance: con l’educatrice o coordinatrice dei lavori, avevano scelto di usare quel termine, per descrivere la finalità del loro prodotto artistico, intendendolo come occasione unica e collettiva per uno speciale diretto incontro, quello con la comunità esterna.

Lo stop traumatico.

Ma come in un classico esercizio di training fisico teatrale, i corpi degli attori in movimento sul palco della sala teatro, si sono ad un tratto, proprio in quel tragico mese di marzo, bloccati nei loro gesti più espansivi e in tensione dinamica, quasi a diventare statuine fredde dalle espressioni contratte e sbigottite dei volti. In quella fase di intensa e trepida attesa, l’eccezionale evento del debutto, sarebbe stato il primo per tutti loro, è stato raggiunto da uno stop inatteso che sembrava voler dire: “Fermiamoci! Semplicemente alt, non muoviamoci. È un obbligo!”. Preceduto da una escalation di informazioni drammatiche sul dilagare della pandemia, accompagnate da quelle delle rivolte violente nelle carceri, in una sorta di reazione a catena. Dell’8 marzo, la notizia della protesta incandescente dei detenuti in questo Istituto, dopo il blocco dei colloqui con i familiari per l’emergenza covid19: causata la devastazione di un intero reparto, con incendi nelle celle, fuga sui tetti.

Un universo scosso: dal microcosmo delle comunità penitenziarie al macrocosmo delle comunità planetarie.

Pochi giorni dopo il commento del gruppo degli attori della sezione terza, raccoltisi con l’educatrice a sufficiente distanza nel salone teatro, per l’incontro settimanale: “abbiamo sentito tremare le mura della sezione accanto, quella vandalizzata, abbiamo temuto l’invasione degli altri nella nostra, qualcuno qui avrebbe voluto aiutarli nella protesta, ma l’abbiamo trattenuto, abbiamo cercato di raccomandargli il controllo, di evitare il contagio negativo della distruttività”. Senza indossare le maschere utilizzate per la recitazione delle parti assimilate e conosciute, ormai a memoria, del consueto canovaccio, i loro sguardi tradivano tuttavia angoscia e spavento, quasi a dire improvvisando: “Ci siamo trovati impauriti e smarriti, presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa”.

Perché proseguire?

E l’insorgere dei loro interrogativi immediati, carichi di dubbiosa ed incerta aspettativa: “Ma proseguiremo il laboratorio, anche se la volontaria non può venire?  Proveremo ancora lo stesso copione se le prove sono finite? Quando andremo in scena? Quale palco utilizzeremo, se non si è terminato l’allestimento?”. Alle richieste rivolte in una sala teatro diventata spazio di ascolto inedito per un ripensamento condiviso, seguiva il tentativo di chiarimento attraverso la riformulazione di una domanda centrale posta loro dall’educatrice: “ha un senso o utilità per voi un laboratorio teatrale in questo periodo?”.  “Se sì, perché?”.

Alcune delle risposte, tutte convogliate in direzione ostinatamente propositiva: “Per proseguire un percorso di riflessione”, “per continuare a stare insieme in un gruppo affiatato”, “perché in questi momenti mi sento bene”, “perché sinora ci ha fatto esprimere parti di noi che non conoscevamo”, “per esprimere un cambiamento attraverso l’espressione artistica”.

Dalle considerazioni scambiate e dalle intenzioni espresse di non interrompere il laboratorio,  è risultato tutto sommato chiaro l’ancoraggio ad un’attività che potesse alleviare anche solo per qualche momento l’oppressione cupa di questi nostri giorni e, al tempo stesso, la condizione di chiusura ed isolamento più accentuate nel carcere; il bisogno di ricucire la separazione dalla comunità esterna, liberando la creatività, la riflessività positiva, riaffermando la cultura come veicolo attraverso il quale  ri-leggere o ri-scrivere o ri-disegnare il tempo presente preparandosi a quello successivo una volta usciti dall’emergenza.

E allora, con la stessa metodologia adottata per un anno intero nel laboratorio multi-espressivo ispirato a De Andrè, il proseguire con la raccolta e selezione di altri testi poetici, stralci di interviste a uomini di cultura e di fede, brani significativi sulla contemporaneità tragica dei nuovi giorni, è stato accogliere un invito da loro stessi, per liberare altre parole e farle rifiorire, con una funzione curativa. I testi distribuiti dall’educatrice e portati nelle celle dai teatranti e riportati, tra un incontro ed un altro, dopo esser stati letti e meditati per la capacità evocativa di suscitare immagini, continuavano a stimolare loro disegni ed altri pensieri scritti, che venivano letti a turno davanti ad un microfono posto, contrariamente all’utilizzo corrente, davanti alle sedie vuote della sala teatro, ma con una risonanza incisiva amplificata dal mezzo per ogni componente del gruppo; ed accompagnati dal suono di musiche, scelte da alcuni di loro, come brani di sottofondo alle intonazioni emotive già scaturite dalle letture.

È così che veniva a delinearsi un nuovo canovaccio, che fluiva la riscrittura di un copione, sperimentando ancora una volta una narrazione collettiva accompagnata dal canale espressivo-artistico del teatro.

Scrittura e lettura in un teatro luogo, della narrazione emotiva o spazio riflessivo.

L’essere insieme nel qui e ora lì come davanti ad un pubblico, a leggere una nuova trama tessuta, a condividere un sentimento collettivo di separazione tanto più denso e conosciuto da loro in quanto persone recluse, con nuove regole precauzionali dettate dalle disposizioni interne della direzione, per la redistribuzione numerica dei partecipanti, nel tempo e nello spazio, ha permesso a loro e agli operatori di rimettersi in gioco. Ci si è abbandonati con fiducia, con una rimodulazione progettuale flessibile e non rigidamente strutturata, utilizzando i pochi mezzi a disposizione e riadottando le stesse metodologie, con una straordinaria apertura al cambiamento.

Nel teatro si è trovato non più lo spazio, canonicamente inteso e vissuto come luogo della fisicità, per il contatto diretto con il pubblico e la sua aggregazione, le modalità espressive che prediligono “l’esserci in presenza”; bensì la sperimentazione indotta dall’emergenza, ha consentito loro di prediligere il teatro come luogo della narrazione emotiva con nuove manifestazioni espressive: audiovisive, sulle quali convogliare prodotti grafici (disegni) e vocali (registrazioni di voci narranti), da destinare ad un pubblico eccezionalmente virtuale con uno sfondo scenografico del tutto spoglio: poche sedie, un palco senza le quinte, mezzi essenziali (due microfoni, un mixer collegato ad un pc, un proiettore).

Ciò, scardinato dall’impostazione teatrale tradizionale, in un certo senso “contrario”.

Il processo trasformativo-artistico.

Il trovare un nuovo titolo al canovaccio proprio con quello dell’antologia postuma di De Andrè “In direzione ostinata e contraria”, anche ciò è sembrato restituire il senso di una riscrittura all’insegna della creatività, in un incessante processo trasformativo –artistico.

Un processo, dunque, che avvalendosi della scrittura e della lettura, ha contribuito non solo a costruire relazioni significative, ma a sostenersi reciprocamente nel passare da una zona di paura ad una zona di apprendimento, sino ad una zona di crescita, tracciata nel copione su temi di scottante attualità, assimilabili ad un percorso riflessivo-rieducativo auspicabile per ogni detenuto.

Quando Alessio legge: “Ed ora sono arrivate le tempeste di fuoco nei nostri corpi, isolati come un icerberg alla deriva…Fermiamoci, alt, è un obbligo!” sembra richiamare, con larga approssimazione, la frattura con la vita “normale” provocata dall’arresto e dall’isolamento e dalla restrizione della libertà che ne conseguono, originando quasi sempre rabbia, paura, angoscia.

Non stiamo bene, nessuno di noi. Stiamo soffrendo”, prosegue Alessio nella sua lettura espressiva, quasi ad uscire dalla traccia del copione per descrivere lo stato di malessere generale che si vive nella condizione detentiva.

Ma è dall’identificazione delle proprie emozioni e la gestione di queste, che si può progredire in una zona di apprendimento. “Nella vita non c’è speranza di evitare il dolore: che tu possa trovare nell’animo la forza per sopportarlo”, legge Dino con riferimento ad una poesia di Tagore.

Il passo ulteriore, per lo sviluppo della trama come per un percorso di rielaborazione fondamentale per un detenuto, è il prender coscienza della situazione in cui ci si trova. Scrive e legge Milan: “La situazione ci invita a guardarci intorno, a farci riflettere”. Questo il presupposto per l’accesso ad una zona di crescita, quella ben esposta nella lettera del suo scritto da Fabio: “Cogliendo tutti gli insegnamenti che la vita mi ha concesso, metto in pratica la calma, la pazienza, la creatività”. Fabio si riferisce al “momento di tragedia mondiale” che sta/stiamo vivendo, sulla scorta di quanto sperimentato in un anno di esperienza laboratoriale in carcere, al di fuori dall’attuale fase emergenziale. Con la consapevolezza cioè che “il mondo della cultura, del teatro, dell’arte, è anche riflessione e ricerca, approfondimento ed introspezione, tesa di mano e solidarietà”, invogliando alla “speranza”. “Vivo nel presente, con la speranza nel futuro, per vivere una vita migliore” scandisce bene la frase di Nello, a conclusione del canovaccio, ma precedendola da un sentito auspicio: “E soprattutto non dovremmo perdere la memoria una volta passata la situazione presente, non dovremmo archiviarla e tornare al punto di prima”.

Come non ravvisare tra le righe a commento su “questi nostri giorni”, l’obiettivo implicito del ravvedimento per un condannato e la sua “storia sbagliata”, ineludibile a prevenzione del rischio di recidiva?

Per quale pubblico, ora?

A quando l’evento conclusivo?

Dal mese di marzo ad oggi, le letture dei partecipanti al gruppo si sono dunque svolte senza alcuna interruzione con impegno e volontà di esprimersi, dando voce a paure e desideri, quale testimonianza dell’arte come strumento per conoscere e controllare le proprie emozioni ma anche di creare nuovi spazi riflessivi cogliendo nuove opportunità d’incontro.

Educare all’ascolto o all’attenzione delle fasi di crisi come quella che stiamo vivendo, di tutta una “comunità dolente”, è apprendere con impegno costruttivo per le comunità, passando dalla centralità dell’”io” al “noi”. Si è ipotizzato allora un pubblico virtuale: di studenti delle due scuole che collaborano con il carcere: il Cpia di Frosinone e l’I.P.S.E.E.O.A “Michelangelo Buonarroti” di Fiuggi. In quanto destinatari di messaggi di persone recluse ma capaci di assumere, in questa situazione, un ruolo attivo attraverso un impegno partecipato.

Grazie alla poesia e testimonianze narrate, i detenuti hanno potuto esplorare il loro mondo interiore per comprendere meglio quello che sta accadendo, misurandosi con problemi di scottante attualità all’insegna del miglioramento, forse contribuendo in parte anche a far superare le forme di pregiudizio che ruotano attorno al carcere.

Le parole scelte, donate, le interpretazioni dei detenuti sui temi trattati, sono state trasposte in un audiovideo per un incontro virtuale, con una scadenza temporale volta ad esaltare la lettura nel cosiddetto “Maggio dei Libri”, esattamente ad un anno di inizio del laboratorio teatrale, generalmente considerata “attività trasversale” in ambito scolastico. Attività che non ha seguito una strada maestra, poiché l’arte non conosce strade maestre, ma quasi sempre impreviste, non lineari ed impervie, con rivelazioni sorprendenti. Anche senza applausi o un sipario da chiudere. 

De Santis Patrizia Luisa, funzionario giuridico-pedagogico presso la Casa Circondariale di Frosinone.

È trascorso esattamente un anno dall’inizio del laboratorio poliedrico “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”. Laboratorio inteso sin dal principio come un cammino, in cui ciascuno ha rispettato l’andamento del proprio passo affinché si riscoprisse e si aprisse all’altro senza artifizi o maschere, ma semplicemente (per)donandosi e donandosi all’altro con autenticità. La meta è stata sin da subito la riscoperta della bellezza, come chiamata al compimento nel senso etimologico del termine. Ogni forma d’arte ne dà esemplarmente fruizione, ma il teatro povero e introspettivo ha costituito lo start di un working in progress dilatato nel tempo e nello spazio. Dal 5 marzo, a causa dell’emergenza sanitaria, ogni attività all’interno della casa circondariale è stata sospesa, per cui la chiusura all’esterno, ha permesso di sperimentare una nuova forma di solitudine, intesa etimologicamente, come la capacità di stare soli in pienezza. Ma in realtà, ciascuno ha scelto di riempire i propri giorni con la forma artistica a sé più congeniale. Si è cercato di dimostrare la vicinanza del mondo esterno, mediante la visione di un video messaggio, realizzato dalla prof.ssa Stefania Patrì, al fine di motivare la fedeltà all’impegno preso camminando, ancora una volta, in direzione ostinata e contraria, verso la meta. Chi ama la montagna e ne solca i sentieri sa che è necessario spogliarsi di tutto il superfluo per raggiungere la vetta. Lo slancio verso l’alto, verso una meta conquistata passo dopo passo, con fatica buona e sensata, ricorda a tutti noi per cosa siamo fatti.  Ciascun uomo è fatto per l’altezza. Ciascun uomo è fatto per la bellezza. Infatti, la fatica della salita è sempre ripagata dalla bellezza del panorama. Al servizio dell’eterna bellezza l’uomo riempie la propria e altrui vita, anche quando quella stessa vita è stata colta da un’improvvisa fragilità e sofferenza. Ed è per la gioia degli occhi, del cuore e della mente, che abbiamo pensato di condividere, con un pubblico virtuale, un audio video espressione tangibile di quel barlume di speranza accesa nel cuore di ogni uomo.

Stefania Patrì, insegnante di discipline letterarie presso l’IPSSEOA “M.Buonarroti” di Fiuggi e Cpia di Frosinone 

28 maggio h 16 Webinar solidale a favore del carcere di Rebibbia, organizzato da Unindustria, con Gennaro Arma Comandante della Diamond Princess

Gennaro Arma sarà l’ospite d’onore di “La leadership vincente dei Non Eroi” il webinar solidale a favore del carcere di Rebibbia, promosso dalla Sezione Consulenza, Attività Professionali e Formazione di Unindustria, che si svolgerà il prossimo giovedì 28 maggio, alle ore 16, in diretta streaming.

Gennaro Arma, è il comandante “non eroe” della Diamond Princess, che è stato nominato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella Commendatore al Merito della Repubblica per come ha brillantemente gestito, in piena emergenza Covid, la quarantena della nave da crociera da lui capitanata, ferma per oltre un mese nel porto di Yokoama in Giappone.

Il ricavato dell’iniziativa, che si inserisce nell’ambito del progetto di Unindustria per sostenere la riqualificazione professionale dei detenuti della Casa di Reclusione di Rebibbia, attraverso i Corsi di formazione ad hoc patrocinati dal Garante detenuti del Lazio, sarà interamente devoluto al carcere di Rebibbia, per aiutare la struttura a fare fronte alle spese necessarie per l’adeguamento in materia di prevenzione Covid 19.

Tema del webinar saranno i “Non Eroi” ovvero tutti coloro che, in piena emergenza sanitaria, hanno svolto al meglio il proprio “dovere”, mostrando il volto più bello dell’Italia, nascosto dietro una mascherina: dal personale sanitario, agli operatori carcerari, ai lavoratori dei supermercati solo per citare alcune categorie.

Il webinar è rivolto ai responsabili delle aziende di tutti i settori, sensibili alle tematiche sociali, che con la loro donazione hanno contribuito all’iniziativa di solidarietà.

Il webinar, organizzato dal Presidente della Sezione Roberto Santori, insieme a Network, vedrà oltre alla partecipazione di Gennaro Arma, di Roberto Santori anche un saluto del carcere di Rebibbia, che chiuderà il pomeriggio di lavori.

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29 maggio h 11 Che succede in carcere? Rischi e diritti al tempo del Covid. Seminario Corso Laurea Magistrale Scienze Informazione, Comunicazione e Editoria Uni Tor Vergata

29 maggio h 11,00 Che succede in carcere? Rischi e diritti al tempo del Covid. Nell’ambito del Seminario annuale del Corso di laurea Magistrale in Scienze dell’informazione, della Comunicazione e dell’Editoria Università Tor Vergata, incontro con il Garante dei diritti dei detenuti per Lazio e Umbria Stefano Anastasia e con la Garante dei diritti dei detenuti per Roma Capitale Gabriella Stramaccioni, modera Cristina Pace.

Tra i molti temi che l’emergenza ha portato all’attenzione c’è la situazione dei detenuti, normalmente poco esplorata da media e opinione pubblica. Dalle rivolte di inizio marzo alle polemiche sulle ‘scarcerazioni facili’ il carcere è in queste settimane oggetto di attenzione e discussione, ma non sempre del tutto informata: sembra utile pertanto ascoltare chi il carcere lo conosce e lo vive, direttamente e indirettamente, anche in questi giorni difficili. Cosa sta succedendo negli istituti penitenziari? Quali sono i problemi sanitari e organizzativi posti o aggravati dall’emergenza? E qual è l’impatto dei provvedimenti sulla vita e sui diritti delle persone detenute? Domande che ci riguardano tutti, nella convinzione che la condizione del carcere sia un indicatore importante dello stato di salute di ogni società democratica.

Il seminario può essere seguito attraverso l’accesso alla classe di Teams del Corso di Laurea e su YouTube.

Qui il calendario completo del Seminario

13 febbraio presentazione del libro "Grazie, Professore"

Giovedi' 13 Febbraio ore 18.00 presso MOBY DICK - Biblioteca Hub Culturale in Via Edgardo Ferrati, 3a - 00154 Roma Presentazione del libro Grazie Professore di Piero De Santis Interviene insieme all'autore Stefano Anastasìa Garante diritti dei detenuti della Regione Lazio.

Napoli, quasi giugno. Un professore annoiato della vita e del sistema, viene nominato commissario d'esame in una casa circondariale: il carcere. Nel breve corso di poche ore, pochi incontri, tre persone - tre carcerati di origini e vite diverse - riescono a risvegliare in lui emozioni e sentimenti dimenticati. Due concetti di fondo sostengono il racconto, che è anche un esame disincantato di luoghi e abitudini: l'inconscio sociale (Sandro Gindro, psicoanalista) e la casualità degli eventi (Antonio Pizzuto, romanziere); dei due studiosi, cui va il tributo, non molti sanno.

10 febbraio INFODAY CONSCIOUS

 

Conscious è un progetto co-finanziato dal programma europeo Diritti Uguaglianza e Cittadinanza, volto alla realizzazione di un modello inter-sistemico di riduzione e prevenzione della recidiva per gli autori di abuso sessuale e violenza domestica. Capofila del progetto è la ASL Frosinone, Dipartimento Salute Mentale e Patologie da Dipendenza, in partenariato con il Garante dei Detenuti del Lazio, con l’European Network for the Work with Perpetrators of Domestic Violence e il Centro Nazionale Studi e Ricerche diritto di Famiglia e dei Minori.

L'Infoday sarà l'occasione per divulgare i contenuti del progetto, i risultati fin qui raggiunti e la presentazione del modello d'impatto socio economico del progetto.

Martedì 28 gennaio DELIKATESSEN presso la Rems di Palombara Sabina

MARTEDI 28 GENNAIO ore 14.30 e 15.30 ArteStudio in collaborazione con il Garante dei diritti dei detenuti del Lazio realizza DELIKATESSEN, la performance di RICCARDO VANNUCCINI presso la REMS - ASL ROMA 5  Piazzale Salvo D'Acquisto, 1 PALOMBARA SABINA

Il progetto DELIKATESSEN ha previsto presso la REMS degli incontri sul teatro e questa performance. La performance in particolare prende spunto dal muro di Berlino per raccontare proprio il tema del muro, dell'esclusione e del lavoro di riammissione al sociale attraverso il gesto artistico.

Nel novembre del 1989 cadeva il muro di Berlino, DIE Mauer, lungo 155 chilometri, alto 3.6 metri con un fossato profondo 3.5 metri e 302 torri di guardia, 20 bunker, 484 cani, 14 mila guardie. Sembrava una storia chiusa per sempre quella dei muri, ed invece ancora oggi da ogni parte volgiamo lo sguardo, nel nostro stesso Paese, o appena al di là del mare, muri, celle, valigie, coperte, fucili, autobus, donne e bambini, soldati, check point, barche.

Con DELIKATESSEN danza e musica si intrecciano come fossero filo spinato per una performance che attraverso l’emozione di quei giorni in Germania, intende riproporre una nuova attenzione sul tema della pace e della riconciliazione, contro gli estremismi di oggi che stanno creando altri muri per altri “barbari”.

Dalla danza sulle note di Bach in omaggio a Rostropovic che suonò nel novembre del ’89 davanti al muro una suite di Bach, e di David Bowie, autore della trilogia berlinese con il brano heores , brano dedicato ai due amanti divisi dal muro, si propongono immagini tratte da ogni forma di esclusione, da ogni guerra, che sono poi le stesse immagini da sempre, uomini contro uomini, ma pure la forza del gesto artistico che vuole cambiare la paura, la diffidenza in gioco comune.

Gioco dei corpi, sulle note musicali che sottolineano l’inutilità dei muri a fronte delle diseguaglianze. 8 scene come fossero 8 check point, otto porte, otto passaggi attraverso il muro con la danza e la musica con la consapevolezza che i muri ancora oggi sono dappertutto.