Teatro in carcere: 6 giugno C. C. Femminile di Rebibbia Pinocchio - 7 giugno C. C. di Cassino Alice nel paese delle meraviglie?

Nell'ambito del progetto teatrale Fiabe in carcere - Alice e Pinocchio Liberanti vincitore del Bando Officine di Teatro Sociale - Assessorato alla Cultura della Regione Lazio, l’associazione MAST – Officina delle Arti presenta due importanti appuntamenti: il 6 giugno PINOCCHIO tratto da Le Avventure di Pinocchio di Collodi, per la regia di Francesca Rotolo presso il teatro della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia, vede protagoniste le detenute del laboratorio teatrale della C.C. di Rebibbia Femminile: Annamaria, Claudia, Cristina, Georgeta, Marilù, Vanessa.
Chi è Pinocchio? Un burattino che poi è una marionetta, un bambino, un ragazzo, ma anche una bambina. Pinocchio non ha sesso, Pinocchio lo siamo tutti. Pinocchio è la libertà, è la volontà, il desiderio, l’ingenuità, la prigione, la costrizione, l’errore, la caduta e la risalita. Pinocchio è imprigionato nel suo corpo di legno e desidera la libertà di un “bambino vero”. Si fida delle cattive compagnie e ci rimane fregato. Vive l’ingiustizia del carcere: per aver denunciato il furto delle monete d’oro finisce in prigione nel paese degli Acchiappacitrulli. Ma Pinocchio va avanti, sempre. Le esperienze negative lo fortificano, lo fanno diventare diligente e responsabile. Ha modo di pensare ai propri errori, promette a sé stesso di non sbagliare più ma poi ci ricasca e ci ricasca fino a quando tocca il fondo e lo tocca nel vero senso della parola perché da asino zoppo viene gettato in mare. Solo in quel momento, quando ormai ha perso tutto e ha perso anche se stesso, capisce i valori e la bellezza della vita. Solo in quel momento, nel ventre del pescecane, quando sembra non esserci più via d’uscita, ritrova suo padre e potrà diventare un bambino vero. Ecco, tutte queste risposte hanno risuonato nelle vite delle nostre attrici-detenute e Pinocchio e ogni personaggio delle Avventure ha trovato spazio nei loro corpi e nelle loro voci.
Pinocchio: io vorrei fare un solo mestiere! Quello di mangiare, dormire e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo
Grillo: oh caro Pinocchio, tutti quelli che fanno questo mestiere finiscono quasi sempre o all’ospedale o in prigione
Nella nostra rivisitazione il testo collodiano svela significati nuovi e al tempo stesso offre la possibilità alle attrici in scena e al pubblico che parteciperà alla nostra performance finale di scoprire un nuovo Pinocchio e soprattutto qualcosa di nuovo di se stessi. Pinocchio vive in una dimensione particolare, una cultura antica e nomade così come antica e nomade è la cultura a cui appartengono alcune delle nostre attrici.
La costruzione registica: dall’ideazione scenica, ai costumi, dall’uso di diverse culture musicali e danze all’interpretazione attoriale, tendono a raccontarci un Pinocchio che si allontana dalla sua origine toscana. La musica e il teatro interagiscono compenetrandosi e valorizzandosi reciprocamente.
“Credo nel potere educativo delle fiabe – scrive la regista Francesca Rotolo - con le loro parole semplici costruiscono nuovi immaginari. Nuove parole creano nuovi pensieri e quindi nuove identità. Giocare con le fiabe ci permette di ritornare a giocare con la nostra parte bambina, di prenderci meno sul serio, di ironizzare su noi stessi, la fiaba “smonta” l’adulto che abbiamo creato pieno di schemi e sovrastrutture e ci ricorda di essere semplici. Perché portare in scena una fiaba? Perché il 99% delle detenute sono madri e questo può essere un modo nuovo per condividere con i propri figli la gioia e il divertimento del teatro”.

Il 7 giugno ALICE Nel paese delle meraviglie? scritto da Laura Jacobbi per la regia di Paola Iacobone presso la Casa Circondariale di Cassino. ALICE nel paese delle meraviglie? di Laura Jacobbi e per la regia di Paola Iacobone vede protagonisti i detenuti del laboratorio teatrale della C.C. di Cassino: Sandro Antonuccio, Salvatore Carmicino, Mario Cimmino, Pasquale Cifonelli, Antonio Donniacuo, Cristian Fraioli, Antonio Galimo, Christian Giardini, Mimmo Greco, Ballantine Halilovic, Antonio Macrì, Salvatore Mottola, Alan Molto Pavone, Gerardo Romano, Roberto Sacchetti e la partecipazione di Elisabetta Magnani. La nostra Alice è frutto di un laboratorio sul tempo e lo spazio, sui mondi che ci portiamo dentro in ogni luogo. Il nostro viaggio è partito da Caroll e dalle sue parole: con Angel, un giovanissimo detenuto, nei panni di Alice e Silvio, la voce dei nostri ultimi spettacoli, in quelli del Bianconiglio. Trasferimenti, uscite e terremoti vari hanno però sconvolto il nostro gruppo per ritrovarci a marzo con attori tutti nuovi. A tenere le fila il nostro narratore Pasquale, ormai attore navigato da 5 anni di spettacoli insieme, ma anche Elisabetta, quella assistente che piano piano si è trasformata in Alice, la nostra Alice. Abbiamo così ripreso l'adattamento della Jacobbi, giocato con animali parlanti, cantato, riso e sudato. Abbiamo trovato il nostro paese delle meraviglie in quella saletta al primo piano tra detenuti che ci offrono un caffè ed altri che ci osservano divertiti. Saremo in scena a pezzi, con frammenti di quello che è stato il nostro viaggio, per dare la possibilità anche al pubblico (di famigliari, detenuti, agenti, studenti) di "poter credere ancora che tutto è possibile, immaginare di saltare su una mattonella al centro della stanza e ritrovarsi nel cuore della terra. Spaventarsi per un’ombra disegnata sul muro e ridere quando cade la neve… Perché sarebbe bello essere così adulti ed eternamente bambini, capaci di giocare, emozionarsi, sovvertire gli schemi, perché non c’è nessuno schema, solo lo stupore e la curiosità".
Fiabe in Carcere—Alice e Pinocchio Liberanti si presenta come il naturale sviluppo di Liber Liberanti progetto vincitore del Bando Io Leggo 1°ed, inserito nel vol. LazioCreativ02016, ha ricevuto una lettera di merito dal Presidente della Repubblica Mattarella. Tra gli obiettivi del Progetto: alfabetizzare e avvicinare alla lettura la popolazione carceraria e favorire la creazione e lo sviluppo di momenti di condivisione tra detenuto-genitore e figli. Il presente progetto Fiabe in Carcere — Alice e Pinocchio Liberanti giunto alla seconda annualità mantiene gli stessi obiettivi e si amplia e sviluppa verso la volontà di avvicinare i partecipanti al teatro d'animazione attraverso l'analisi di due capolavori della letteratura per ragazzi: Alice nel paese delle meraviglie di L. Caroll che sarà rivolto alle detenute della C.C. di Rebibbia e Le avventure di Pinocchio di C. Collodi rivolto ai detenuti della C.C. di Cassino. Il nome del progetto mantiene il termine "liberanti" inteso come participio passato del verbo liberare e quindi considerando Alice e Pinocchio come due testi che hanno la capacità di "liberare" la fantasia, di condurre in luoghi sognanti e immaginari. Ma "liberanti" può essere anche l'aggettivo che indica, nel contesto penitenziario, quei detenuti/e che stanno per essere scarcerati e dunque, se adattate al contesto, le storie di Alice e di Pinocchio che tutti noi conosciamo acquisteranno nuovo valore e significato. Questi protagonisti, portatori di numerosi significati educativi e pedagogici diventeranno lo specchio attraverso cui madri-detenute e padri-detenuti potranno guardare se stessi e raccontarsi attraverso le parole e le avventure di questi personaggi.

Nell'ambito del progetto teatrale Fiabe in carcere - Alice e Pinocchio Liberanti vincitore del Bando Officine di Teatro Sociale - Assessorato alla Cultura della Regione Lazio, l’associazione MAST – Officina delle Arti presenta due importanti appuntamenti: il 6 giugno PINOCCHIO tratto da Le Avventure di Pinocchio di Collodi, per la regia di Francesca Rotolo presso il teatro della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia. , vede protagoniste le detenute del laboratorio teatrale della C.C. di Rebibbia Femminile: Annamaria, Claudia, Cristina, Georgeta, Marilù, Vanessa.

Chi è Pinocchio? Un burattino che poi è una marionetta, un bambino, un ragazzo, ma anche una bambina. Pinocchio non ha sesso, Pinocchio lo siamo tutti. Pinocchio è la libertà, è la volontà, il desiderio, l’ingenuità, la prigione, la costrizione, l’errore, la caduta e la risalita. Pinocchio è imprigionato nel suo corpo di legno e desidera la libertà di un “bambino vero”. Si fida delle cattive compagnie e ci rimane fregato. Vive l’ingiustizia del carcere: per aver denunciato il furto delle monete d’oro finisce in prigione nel paese degli Acchiappacitrulli. Ma Pinocchio va avanti, sempre. Le esperienze negative lo fortificano, lo fanno diventare diligente e responsabile. Ha modo di pensare ai propri errori, promette a sé stesso di non sbagliare più ma poi ci ricasca e ci ricasca fino a quando tocca il fondo e lo tocca nel vero senso della parola perché da asino zoppo viene gettato in mare. Solo in quel momento, quando ormai ha perso tutto e ha perso anche se stesso, capisce i valori e la bellezza della vita. Solo in quel momento, nel ventre del pescecane, quando sembra non esserci più via d’uscita, ritrova suo padre e potrà diventare un bambino vero. Ecco, tutte queste risposte hanno risuonato nelle vite delle nostre attrici-detenute e Pinocchio e ogni personaggio delle Avventure ha trovato spazio nei loro corpi e nelle loro voci.

Pinocchio: io vorrei fare un solo mestiere! Quello di mangiare, dormire e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo

Grillo: oh caro Pinocchio, tutti quelli che fanno questo mestiere finiscono quasi sempre o all’ospedale o in prigione

Nella nostra rivisitazione il testo collodiano svela significati nuovi e al tempo stesso offre la possibilità alle attrici in scena e al pubblico che parteciperà alla nostra performance finale di scoprire un nuovo Pinocchio e soprattutto qualcosa di nuovo di se stessi. Pinocchio vive in una dimensione particolare, una cultura antica e nomade così come antica e nomade è la cultura a cui appartengono alcune delle nostre attrici.

La costruzione registica: dall’ideazione scenica, ai costumi, dall’uso di diverse culture musicali e danze all’interpretazione attoriale, tendono a raccontarci un Pinocchio che si allontana dalla sua origine toscana. La musica e il teatro interagiscono compenetrandosi e valorizzandosi reciprocamente.

“Credo nel potere educativo delle fiabe – scrive la regista Francesca Rotolo - con le loro parole semplici costruiscono nuovi immaginari. Nuove parole creano nuovi pensieri e quindi nuove identità. Giocare con le fiabe ci permette di ritornare a giocare con la nostra parte bambina, di prenderci meno sul serio, di ironizzare su noi stessi, la fiaba “smonta” l’adulto che abbiamo creato pieno di schemi e sovrastrutture e ci ricorda di essere semplici. Perché portare in scena una fiaba? Perché il 99% delle detenute sono madri e questo può essere un modo nuovo per condividere con i propri figli la gioia e il divertimento del teatro”.

Il 7 giugno ALICE Nel paese delle meraviglie? scritto da Laura Jacobbi per la regia di Paola Iacobone presso la Casa Circondariale di Cassino. ALICE nel paese delle meraviglie? di Laura Jacobbi e per la regia di Paola Iacobone vede protagonisti i detenuti del laboratorio teatrale della C.C. di Cassino: Sandro Antonuccio, Salvatore Carmicino, Mario Cimmino, Pasquale Cifonelli, Antonio Donniacuo, Cristian Fraioli, Antonio Galimo, Christian Giardini, Mimmo Greco, Ballantine Halilovic, Antonio Macrì, Salvatore Mottola, Alan Molto Pavone, Gerardo Romano, Roberto Sacchetti e la partecipazione di Elisabetta Magnani

La nostra Alice è frutto di un laboratorio sul tempo e lo spazio, sui mondi che ci portiamo dentro in ogni luogo. Il nostro viaggio è partito da Caroll e dalle sue parole: con Angel, un giovanissimo detenuto, nei panni di Alice e Silvio, la voce dei nostri ultimi spettacoli, in quelli del Bianconiglio. Trasferimenti, uscite e terremoti vari hanno però sconvolto il nostro gruppo per ritrovarci a marzo con attori tutti nuovi. A tenere le fila il nostro narratore Pasquale, ormai attore navigato da 5 anni di spettacoli insieme, ma anche Elisabetta, quella assistente che piano piano si è trasformata in Alice, la nostra Alice. Abbiamo così ripreso l'adattamento della Jacobbi, giocato con animali parlanti, cantato, riso e sudato. Abbiamo trovato il nostro paese delle meraviglie in quella saletta al primo piano tra detenuti che ci offrono un caffè ed altri che ci osservano divertiti. Saremo in scena a pezzi, con frammenti di quello che è stato il nostro viaggio, per dare la possibilità anche al pubblico (di famigliari, detenuti, agenti, studenti) di "poter credere ancora che tutto è possibile, immaginare di saltare su una mattonella al centro della stanza e ritrovarsi nel cuore della terra. Spaventarsi per un’ombra disegnata sul muro e ridere quando cade la neve… Perché sarebbe bello essere così adulti ed eternamente bambini, capaci di giocare, emozionarsi, sovvertire gli schemi, perché non c’è nessuno schema, solo lo stupore e la curiosità".

Fiabe in Carcere—Alice e Pinocchio Liberanti si presenta come il naturale sviluppo di Liber Liberanti progetto vincitore del Bando Io Leggo 1°ed, inserito nel vol. LazioCreativ02016, ha ricevuto una lettera di merito dal Presidente della Repubblica Mattarella. Tra gli obiettivi del Progetto: alfabetizzare e avvicinare alla lettura la popolazione carceraria e favorire la creazione e lo sviluppo di momenti di condivisione tra detenuto-genitore e figli. Il presente progetto Fiabe in Carcere — Alice e Pinocchio Liberanti giunto alla seconda annualità mantiene gli stessi obiettivi e si amplia e sviluppa verso la volontà di avvicinare i partecipanti al teatro d'animazione attraverso l'analisi di due capolavori della letteratura per ragazzi: Alice nel paese delle meraviglie di L. Caroll che sarà rivolto alle detenute della C.C. di Rebibbia e Le avventure di Pinocchio di C. Collodi rivolto ai detenuti della C.C. di Cassino. Il nome del progetto mantiene il termine "liberanti" inteso come participio passato del verbo liberare e quindi considerando Alice e Pinocchio come due testi che hanno la capacità di "liberare" la fantasia, di condurre in luoghi sognanti e immaginari. Ma "liberanti" può essere anche l'aggettivo che indica, nel contesto penitenziario, quei detenuti/e che stanno per essere scarcerati e dunque, se adattate al contesto, le storie di Alice e di Pinocchio che tutti noi conosciamo acquisteranno nuovo valore e significato. Questi protagonisti, portatori di numerosi significati educativi e pedagogici diventeranno lo specchio attraverso cui madri-detenute e padri-detenuti potranno guardare se stessi e raccontarsi attraverso le parole e le avventure di questi personaggi.

6 giugno "Le garanzie procedurali degli arrestati. Il quadro italiano e uno sguardo europeo"

Il 6 giugno alle ore 14,00 convegno "Le garanzie procedurali degli arrestati. Il quadro italiano e uno sguardo europeo".

Il convegno è stato promosso dall'Associazione Antigone all'interno del progetto europeo "Inside police custody 2".

Negli ultimi anni, la Commissione Europea ha svolto un ruolo importante nel rafforzamento dei diritti di imputati e indagati in tutti i paesi membri.

Un'attenzione particolare è stata rivolta alla primissima fase di privazione della libertà, quella che precede il primo incontro con un giudice.

Una serie di direttive sono state emanate, altre sono in programma per un futuro prossimo venturo. Quelle già emanate hanno come oggetto il diritto alla traduzione delle persone imputate o indagate, il diritto all'informazione delle stesse, il diritto all'assistenza legale. la custodia cautelare, il mandato d'arresto europeo.

Nonostante il recepimento formale di tali direttive, molti ostacoli pratici impediscono il pieno beneficio dei diritti da esse promossi da parte di imputati e indagati. Tra questi la mancanza di un'adeguata formazione per traduttori e interpreti, una remunerazione troppo bassa e tardiva, la mancata previsione in tribunale di spazi per i colloqui riservati tra difensori e assistiti, la mancata notifica per tempo del fascicolo al difensore di una persona arrestata e processata per direttissima, la mancata traduzione della lettera dei diritti e altri.

Questi i temi che verranno affrontati con l'intervento di avvocati e magistrati e con la partecipazione del Garante Anastasìa.

Il convegno si svolgerà presso la parrocchia Santa Lucia, via Santa Lucia, 5, Roma.

6 giugno "La tutela della salute mentale dopo gli OPG: Rems, carcere, misure non detentive…"

Il 6 giugno, alle ore 10,00 presso la sede della CGIL nazionale sala S. Weil in corso d’Italia 25, a Roma, seminario verso la Conferenza nazionale Salute Mentale: La tutela della salute mentale dopo gli OPG: Rems, carcere, misure non detentive…

 

Il parere del Comitato Nazionale per la Bioetica, la sentenza della Corte Costituzionale 99/2019.

 

Interverranno: Stefano Anastasia (portavoce Garanti territoriali dei Detenuti), Valentina Calderone (A Buona Diritto), Giuseppe Cascini (componente Consiglio Superiore Magistratura), Stefano Cecconi (Osservatorio stopopg), Franco Corleone (Garante detenuti Toscana), Massimo Cozza (direttore Dipartimento Salute Mentale ASL Roma 2), Giovanna Del Giudice (Copersamm), Riccardo De Vito (Magistratura Democratica), Maria Grazia Giannichedda (Fondazione Basaglia), Patrizio Gonnella (Antigone), Michele Passione (avvocato La Società della Ragione), Giuseppina Paulillo (responsabile REMS Casale di Mezzani), Daniele Piccione (consigliere parlamentare del Senato), Gisella Trincas (Unasam), Grazia Zuffa (La Società della Ragione, componente Comitato Nazionale per la Bioetica).

 

Durante il seminario, alle ore 12,00 inaugurazione della Mostra “I VOLTI DELL’ALIENAZIONE”. disegni di Roberto Sambonet” (Archivio Sambonet)

Interverranno: Rossana Dettori segretaria nazionale CGIL, Ivan Novelli e Franco Corleone curatori della Mostra e Stefano Cecconi Osservatorio stopOPG.

 

Per informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Locandina evento

 

29 maggio alla C.C. femminile Rebibbia "Ramona e Giulietta' spettacolo a cura dell'Ass. Per Ananke

La Casa Circondariale Femminile di Roma Rebibbia, L' ass. Per Ananke “Officine di Teatro Sociale Regione Lazio 2018/2019”, La Compagnia “Le Donne del Muro Alto” e “Più Voce” sono liete di invitarvi mercoledì 29 MAGGIO ore 15.00 presso il Teatro della Casa Circondariale Femminile di Roma Rebibbia (via Bartolo Longo, 92 - Roma) allo spettacolo “RAMONA e GIULIETTA” - Quando l'amore è un pretesto. Regia Francesca Tricarico, Aiuto Regia Chiara Borsella, con le attrici detenute Alessandra, Annamaria, Barbara, Bruna, Esma, Gabriella, Marilù, Nadia, Remzia, Roberta, Vincenza. Musica Alessandra C. e Marianna Arbia, Disegno Luci Massimo Gresia, Produzione Ass. Per Ananke “Officine di teatro sociale Regione Lazio 2018-2019”.

Ramona e Giulietta è la personale rilettura di una delle più celebri opere shakespeariane da parte delle attrici detenute della Casa Circondariale femminile di Roma Rebibbia. La voglia di scardinare quello che ancora oggi, e forse più di ieri, è un tabù fuori e dentro le mura carcerarie. L'amore tra Ramona e Giulietta, due donne che nonostante i cancelli, le sbarre, i pregiudizi trovano la forza di amarsi e gridare il loro amore. Uno “sfogo” del carcere o un sentimento vero? La domanda che ha accompagnato ossessivamente la fase di allestimento dello spettacolo e lo spettacolo stesso, che ha visto durante la riscrittura dell'opera suddividersi davvero in due fazioni le partecipanti al lavoro. Uno spettacolo scritto e fortemente voluto dalle attrici detenute e dalla regista per raccontare come l'amore, così come il teatro, può divenire e forse lo è sempre stato, pretesto di altro, molto altro. “Quando l'amore è un pretesto”, il sottotitolo scelto, un pretesto per dare sfogo alla rabbia del singolo che diviene rabbia collettiva, un pretesto per raccontare il carcere, un pretesto per interrogarsi su come e quanto il carcere sia una potente lente di ingrandimento della società esterna.

“Il fatto è che una pena è lenita dal tormento di un'altra, che di un disperato dolore può guarirti lo struggimento di un altro”

“Questo è troppo, no questo è normale, eh no questo è normale qui, ma anche fuori è normale, l'amore non ha sesso”

Francesca Tricarico: «In questi sei anni di lavoro a Rebibbia Femminile abbiamo sempre cercato nei testi dei grandi autori le nostre necessità, per dare voce alle nostre urgenze che negli anni abbiamo scoperto essere anche le urgenze della società fuori dal carcere, solo le nostre un po' più intense, amplificate. Questo è stato uno dei lavori più complessi da realizzare per la tematica scelta e non solo, un tema fortemente voluto dalle mie attrici che realmente si sono divise nelle loro differenti visioni sull'argomento. Un confronto vivo, vero, ci ha accompagnate per tutto il tempo del laboratorio e dell' allestimento dello spettacolo, ricordandoci la forza del teatro come strumento non solo per far sentire la propria voce ma di confronto prima con se stessi e poi con l'altro».

L'Associazione Per Ananke dal 2013 ad oggi ha fondato nella Casa Circondariale Femminile di Rebibbia due compagnie teatrali: Le Donne del Muro Alto (nella sezione alta Sicurezza) e Più Voce (nella sezione Media Sicurezza), seguite entrambe dalla regista Francesca Tricarico.

SI RINGRAZIA: La direzione della Casa Circondariale di Roma Rebibbia Femminile, la Regione Lazio, la polizia penitenziaria e l'area pedagogica, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, il Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria, il garante regionale dei diritti dei detenuti del Lazio e il garante comunale dei diritti dei detenuti.

PRENOTAZIONI ENTRO E NON OLTRE IL 15 MAGGIO ALL’INDIRIZZO: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

NELLA MAIL DI PRENOTAZIONE INVIARE IL MODULO ALLEGATO E DOCUMENTO DI IDENTITÀ - INFO: 346 1084467

21 maggio "Terramare" alla C.C. Latina il 24 "Un’invisibile Città" alla C.C. Velletri spettacoli finali del progetto "Senza Porte" a cura di King Kong Teatro

Progetto SENZAPORTE percorso teatrale nel carcere di Latina e di Velletri, a cura di King Kong Teatro con il contributo di Regione Lazio- Officine di Teatro Sociale 2018/2019

Venerdì 24 maggio si conclude la seconda annualità del progetto SENZAPORTE realizzato da King Kong Teatro con il contributo della Regione Lazio per Officine di Teatro Sociale 2018/2019.

Il progetto biennale ha realizzato in due anni 100 incontri di laboratorio nel carcere di Latina e nel carcere di Velletri durante i quali i detenuti hanno sperimentato un percorso di training e pratica teatrale, dove il teatro è inteso come strumento di apprendimento informale e mezzo privilegiato di socializzazione e integrazione.

Al termine dei laboratori sono state prodotte due performance lo scorso anno dedicate a Shakespeare e due quest’anno che invece prendono spunto dal tema del viaggio. Martedì 21 MAGGIO alle ore 11.30, presso la Casa Circondariale di Latina sarà presentato così TERRAMARE a cura di Maria Sandrelli e Valentina Lamorgese con i detenuti della sezione maschile, mentre venerdì 24 MAGGIO alle ore 14.00 presso la Casa Circondariale di Velletri, sarà la volta di UN’INVISIBILE CITTA’ a cura di Caterina Galloni con Iris Basilicata e con i detenuti della sezione maschile protetta.

Le performance, ideate come quadri con testi di autori diversi da Omero a Calvino passando per Ingeborg Bachmann e Antonia Pozzi, non vogliono farsi spettacolo in quanto esibizione, ma piuttosto condivisione di un percorso esperienziale incentrato sul concetto di autenticità e di presenza.

 

TERRAMARE, a cura di Maria Sandrelli e Valentina Lamorgese

Martedì 21 maggio ore 11.30

Casa Circondariale di Latina Via Aspromonte 100 Latina

 

UN’INVISIBILE CITTA’, a cura di Caterina Galloni e Iris Basilicata

venerdì 24 maggio ore 14.00

Casa Circondariale di Velletri SP Cisterna Campoleone, 97 Velletri

 

Per accedere agli spettacoli è necessario fare richiesta e attendere conferma inviando i propri dati (nome, cognome, data e anno di nascita e residenza) a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro il 10 maggio p.v. L’ingresso è consentito a un numero di ospiti limitato, muniti di documento d’identità e di mail di conferma da parte di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

INFO: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Facebook   kingkongteatro - kingkongteatro.wordpress.com

21 maggio firma a Viterbo della Convenzione per la tutela delle vittime di reato

Il 21 maggio 2019, presso la Sala del consiglio della provincia di Viterbo verrà firmata la prima Convenzione per la tutela delle vittime di reato. Promossa dall’Associazione Spondè, la convenzione muove i suoi primi passi dalla Direttiva n. 29 del 25.10.2012 emanata dal Parlamento ed il Consiglio Europeo con la quale sono state dettate le norme minime di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato, ratificata dallItalia con il Decreto Legislativo 15 dicembre 2015, n.212.

La Direttiva europea intende per “vittima di reato” sia la persona fisica che ha subito un danno, anche fisico, mentale o emotivo o perdite economiche che sono state causate direttamente da un reato, sia un familiare di persona la cui morte è stata causata direttamente da un reato o che ha subito un danno in conseguenza della morte di tale persona.

Per garantire l’effettivo esercizio del diritto di informazione, di assistenza e di partecipazione delle vittime di reato nonché per garantire l’accesso alla giustizia riparativa della vittima di reato è di fondamentale importanza: l’organizzazione di servizi di ascolto e consulenza e in particolare la costituzione di una rete di sportelli generalisti per l’accoglienza, l’ascolto, la riparazione del danno e la prevenzione del rischio di vittimizzazione secondaria delle vittime di reato; la predisposizione di campagne informative e di sensibilizzazione culturale; il supporto psicologico e psicoterapeutico, ove necessario; la predisposizione di piani di protezione; l’organizzazione di corsi di formazione rivolti a tutti gli operatori coinvolti nell’assistenza alle vittime di reato; la presa in carico da parte dei servizi pubblici delle situazioni di disagio; l’organizzazione e la gestione del percorso giudiziario della vittima di reato.

A tali fini, l’associazione Spondè ha pensato necessario attivare una collaborazione stabile tra i diversi soggetti pubblici e del privato sociale che in un territorio possono concorrere all’offerta di una serie di risposte articolate a seconda dei bisogni e coordinate tra loro.

Sottoscrittori della convezione saranno la Regione Lazio, la Provincia di Viterbo,il Comune di Viterbo, il comune di Montefiascone, il Comune di Vetralla, il Comune di Nepi, il Comune di Tarquinia, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Viterbo, il Tribunaledi Viterbo, la Prefettura di Viterbo, la Questura di Viterbo, il Comando provinciale dei Carabinieri, il Comando provinciale della Guardia di Finanza, l’Ordine degli avvocati della provincia di Viterbo, l’ASL Viterbo, l’Università degli studi della Tuscia, l’Ordine degli psicologi del Lazio, la Casa circondariale di Viterbo e l'Ufficio distrettuale esecuzione penale esterna Viterbo e Rieti.

10 maggio, Trattamento Sanitario Obbligatorio, contenzione, salute mentale

Trattamento Sanitario Obbligatorio, contenzione, salute mentale

 

Venerdì 10 maggio 2019 TAPPA FIORENTINA in preparazione della Conferenza Nazionale
FIRENZE area San Salvi promossa dalla Società della Ragione, dall’ Istituto Italiano di Bioetica-Toscana, da Chille de la Balanza

 

Incontro su:
Trattamento Sanitario Obbligatorio, contenzione, salute mentale. I garanti delle persone private della libertà incontrano operatori e associazioni

 

ore 10-16 San Salvi, presso sede Società della Ragione, edificio 35
Introducono: Grazia Zuffa (presidente Società della Ragione), Mauro Palma (Garante Nazionale delle persone private della libertà), Stefano Anastasia (portavoce della Conferenza dei Garanti Territoriali)

 

Discutono: Giovanna Del Giudice (Coordinamento Conferenza Nazionale Salute Mentale), Maria Grazia Giannichedda (Fondazione Basaglia), Valerio Canzian (Unione Nazionale Associazioni per la Salute Mentale –UNASAM), Monica Toraldo di Francia (Istituto Italiano di Bioetica – Toscana), Vito D’Anza (psichiatra).

 

Sono state invitate: Stefania Saccardi, Assessora Regionale al Diritto alla Salute e al Welfare, Sara Funaro, Assessora al Welfare e Sanità del Comune di Firenze

 

ore 17-19,30 – San Salvi, presso Chille de la Balanza, edificio 16
Stefano Anastasia (coordinatore Garanti territoriali) e Franco Corleone (Garante della Regione Toscana) rispondono alle domande del collettivo degli studenti universitari

6 aprile inaugurazione della biblioteca "Ora di Cultura" presso l'Istituto di Frosinone

Sabato 6 aprile dalle ore 10,00 presso la Casa Circondariale di Frosinone, presentazione e inaugurazione della biblioteca "Ora di Cultura".

Parteciparenno alla giornata "La biblioteca come diritto e come servizio", la Dirigente dell'istituto, il Garante Anastasìa, Paolo Iafrate dell'associazione Oltre l'Occidente che presenterà la biblioteca dei detenuti, Maria Incoronato dirigente del CPIA8, Angelo D'Agostini biblioteca comunale "Norberto Turziani" e Fabio De Grossi rete bibliotecaria di Roma Capitale, in chiusura letture degli studenti.

Università di Roma Tor vergata, Master mediatori del disagio penitenziario

Scadono il 7 febbraio 2019 le domande d'ammissione al Master universitario di I livello Mediatori del disagio penitenziario, organizzato dal Dipartimento di “Storia, Patrimonio culturale, Formazione e Società” in collaborazione con il Dipartimento di “Giurisprudenza” dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” ed in convenzione con il BAICR Cultura della relazione.

 

Il Master si propone di realizzare un percorso formativo che risponda all’esigenza di valorizzazione delle figure professionali impegnate nel lavoro nel mondo carcerario, che accresca le competenze e offra gli strumenti idonei ad affrontare le relative complessità e le diverse forme di disagio che ivi si manifestano.

 

Nello specifico, il Master è finalizzato a:

1.Formare personale con una specifica preparazione nell'ambito delle discipline giuridiche, sociologiche, psicologiche, antropologiche e linguistiche fondamentali per operare in ambito penitenziario e relazionarsi con gli interlocutori istituzionali e gli Enti di riferimento dislocati sul territorio, al fine di acquisire una preparazione complessiva orientata all'implementazione di buone prassi.

2.Trasmettere conoscenze teorico-pratiche relative a:

- Norme di diritto penale ed ordinamento penitenziario

- Principi di diritto costituzionale con particolare attenzione agli istituti giuridici

- Processo penale minorile, con particolare attenzione agli istituti giuridici che riguardano

l'attuazione del principio di residualità del carcere

- Difficoltà di costruzione del percorso rieducativo nei confronti dei detenuti stranieri;

analisi delle cause e dei possibili percorsi

- Diritto alla salute in carcere

- Competenze psicologiche di base e avanzate, competenze antropologiche, di tecniche etnografiche e in particolare di colloquio etnografico e competenze di storia delle religioni

- Competenze linguistiche e di mediazione culturale, indispensabili a fronte della crescita del numero di detenuti stranieri ed idonee a comprendere il rischio di radicalizzazione

 

Il Master è rivolto a:

• Direttori degli Istituti e altri dirigenti penitenziari

• Personale di Polizia Penitenziaria

• Educatori e personale UEPE

• Psicologi, psichiatri, medici e altri sanitari che operano negli istituti carcerari

• Assistenti sociali, mediatori culturali

• Volontari

• Giovani laureati nelle aree di studio di Giurisprudenza, Psicologia, Lettere e filosofia, Sociologia, Scienze Politiche, Lingue e Letterature straniere

Il Requisito per l’ammissione al Master universitario è il possesso del seguente titolo di studio: un diploma di laurea (laurea di I livello o superiore) nelle aree di studio di Giurisprudenza, Psicologia, Lettere e Filosofia, Sociologia, Scienze Politiche, Lingue e Letterature straniere e nelle stesse discipline o altra laurea almeno dello stesso livello ritenuta idonea dal Collegio dei docenti del Master.

 

Il Master ha la durata complessiva di un anno accademico, l'attività formativa prevede 60 CFU, pari a 1500 ore di attività didattica così distribuite: 5 incontri con lezioni in aula che si svolgeranno dal giovedì al sabato, 5 moduli erogati a distanza, progettati secondo criteri di coerenza con le lezioni d’aula, corredati da test di verifica, valutazione di controllo del percorso di apprendimento redazione di un Project Work, o attività di tirocinio, le lezioni ed esercitazioni a distanza saranno fruibili tramite piattaforma.

 

https://www.baicr.it/wp-content/uploads/2018/12/Brochure-Disagio.pdf

16_17 gennaio Wegil "Sarà presente l'autore"

  Il Garante delle persone private della libertà tutela i diritti di tutti coloro che siano sottoposti a misure restrittive della libertà, sia per motivi di giustizia e di sicurezza che per motivi di salute o meramente amministrativi. Tra questi diritti irrinunciabile è il diritto per ciascun individuo all’accesso all’istruzione e alla cultura qualificante anche nella prospettiva del miglior reinserimento sociale al termine di una esperienza detentiva

  Un'iniziativa organizzata dal Garante in collaborazione con LazioCrea, due giorni per raccontare come la cultura può essere strumento di conoscenza di sé e del mondo esterno e chiave di lettura per la realtà della detenzione oltre stereotipi e luoghi comuni. La cultura come necessità e opportunità di cambiamento. La parola attraverso la scrittura, le immagini e la voce è il filo conduttore per raccontare esperienze di laboratori culturali che si svolgono nelle carceri del Lazio realizzati con i detenuti e le detenute.

 

 

 

 

Dal 9 dicembre al 6 gennaio 2019 - I volti dell'alienazione. Disegni di Roberto Sambonet

I volti dell'alienazione. Disegni di Roberto Sambonet

Dal 9 dicembre 2018 al 6 gennaio 2019 Museo Civico Duilio Cambellotti, in piazza S. marco,1 - Latina

La mostra raccoglie 40 disegni e 70 studi dell’artista e designer milanese Roberto Sambonet. Una mostra straordinaria che racconta e indaga, attraverso i ritratti che l’artista ha realizzato tra il 1951 e il 1952 nel manicomio di Juqueri, a cinquanta chilometri da San Paolo in Brasile, il complesso fenomeno del disagio mentale.

Sambonet trascorre sei mesi nei reparti dell’ospedale conducendo una sua personale ricognizione e ritrae gli internati in una serie di opere di grande intensità, tutte capaci di andare al di là del volto e mostrare pensieri, emozioni, sentimenti. Una sorta di viaggio di umana partecipazione, uno scavo nelle pieghe della malattia e della sofferenza, che sarà raccolto nel 1977 nel volume Della Pazzia (M'Arte Edizioni, Milano 1977). Qui l’artista accosta ai ritratti dei malati di mente testi di autori che nei loro scritti hanno affrontato e raccontato il tema della pazzia, come Allen Ginsberg, Domenico Campana, Friedrich Wilhelm Nietzsche, Edgar Lee Masters, William Shakespeare, Voltaire.