Regina Coeli. Richiesta di rinvio a giudizio per il suicidio di Valerio Guerrieri


Dichiarazione di Stefano Anastasìa, Garante delle persone private della libertà della Regione Lazio.

La montagna ha partorito il topolino. Valerio Guerrieri si è suicidato in stato di detenzione illegittima. Troppo facile prendersela con i ritardi nei controlli.
Un ragazzo di 22 anni, malato di mente, si suicida in carcere dopo dieci giorni di detenzione illegittima e la procura di Roma chiede il rinvio a giudizio di due poliziotti rei di aver tardato di sette minuti il controllo di Valerio, considerato soggetto a rischio suicidario.
Intanto, solo a Regina Coeli, ieri erano ancora sette gli internati trattenuti illegittimamente in carcere, proprio come Valerio.
So bene che nessuna azione penale risarcirà il dolore dei familiari di un ragazzo morto suicida, ma è troppo facile accantonare lo scandalo delle detenzioni illegittime dei malati di mente, che avrebbero bisogno di accoglienza e cura sul territorio, in comunità o nelle Rems. In questo modo non si farà altro che incentivare atteggiamenti difensivi del personale sanitario e di polizia penitenziaria, costretto a scaricarsi della responsabilità di un eventuale suicidio in carcere.

Riattivata la Telecardiologia presso la C.C. di Regina Coeli

Con una nota ufficiale l'Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata rende noto che il servizio di Telemedicina rivolto alla popolazione detenuta nella Casa Circondariale di Regina Coeli è nuovamente attivo. Il servizio prevede la refertazione di elettrocardiogrammi e teleconsulti in ambito cardiologico ed è attualmente attivo in H12 fino al 1 novembre quando sarà esteso H24, anche in regime di urgenza.
"Con il servizio di telemedicina attivo dal 1 settembre anche nelle carceri di Civitavecchia, si implementa così l'offerta dell'assistenza sanitaria per la popolazione detenuta, riducendo tempi e costi di accertamenti necessari e spesso indifferibili", commenta il Garante delle persone private della libertà della Regione Lazio, Stefano Anastasia.

Dichiarazione del Garante dopo la visita al carcere di Frosinone

Dichiarazione del Garante dei detenuti della Regione Lazio Stefano Anastasia dopo la visita all'istituto penitenziario di Frosinone svolta il 15 settembre.

"Il carcere di Frosinone sta vivendo un momento difficile. Alle inaccettabili condizioni strutturali di alcune sezioni, come la prima e la seconda, che andrebbero chiuse per ragioni di igiene e sicurezza, si somma la chiusura di attività importanti, come quella della squadra di rugby dei Bisonti, che fino all'anno scorso ha visto i detenuti frusinati partecipare al campionato di rugby di serie C.
Come purtroppo spesso accade, un evento critico e la cronica insufficienza del personale di polizia rischia di spingere l'amministrazione penitenziaria a chiudersi su stessa, tagliando attività e progetti. Si tratta di una reazione non condivisibile, che riduce il carcere a mera custodia, allontanando l'obiettivo di un efficace reinserimento sociale dei detenuti.
Mi auguro che il provveditorato voglia dare il sostegno necessario al risanamento strutturale dell'istituto e che la nuova direzione dia un segno visibile di inversione di tendenza e di riapertura nei confronti delle attività sportive, culturali e di reinserimento sociale dei detenuti"

Il Garante all'inaugurazione della mostra fotografica "Con il cuore dentro"

Il 5 settembre il Garante ha partecipato all'inaugurazione della mostra fotografica "Con il cuore dentro" di Pino Rampolla presso la Biblioteca del Comune di Roma "Guglielmo Marconi". La mostra espone 50 immagini scattate in diversi istituti penitenziari italiani femminili, attraverso le quali l'autore racconta i volti, i sorrisi e i momenti di vita quotidiana delle donne la cui bellezza viene colta nonostante la condizione di privazione della libertà e dell’affettività.

La mostra resterà aperta fino al 20 settembre.     

     

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Parte la telemedicina nelle carceri di Civitavecchia

Dal 1 settembre parte il servizio di telemedicina per le carceri di Civitavecchia. Si comincia nella Casa Reclusione di via Tarquinia con il servizio di telecardiologia per la refertazione dei tracciati elettrocardiografici anche in regime di urgenza. Il collegamento, reso possibile grazie all'accordo tra la Asl Roma 4 e l'Ospedale S. Giovanni di Roma con il sostegno del Garante dei diritti dei detenuti, prevede il monitoraggio e il teleconsulto per i detenuti affetti da problematiche cardiologiche che possono così' contare sull'assistenza qualificata e constante del Dipartimento di cardiologia dell'Ospedale San Giovanni. Il servizio funzionerà i primi due mesi H12 per continuare poi H24 e, ad ottobre, terminati i lavori di cablaggio verrà esteso anche al Nuovo Complesso di via Aurelia dove sono presenti circa 450 detenuti tra uomini e donne.

Detenuti presenti nelle carceri del Lazio al 31 luglio. E’ Latina il carcere più sovraffollato

I detenuti presenti nel Lazio al 31 luglio erano 6.250. Gli istituti penitenziari più sovraffollati sono Latina, Cassino, Roma Regina Coeli e Viterbo. Tra questi, dove i detenuti presenti sono oltre il 40% in più di quelli previsti dalla capienza regolamentare, il carcere di Latina registra la percentuale maggiore essendo tra uomini e donne 141 i detenuti presenti per 78 posti regolamentari. Ben l’80% in più.

Qui i numeri delle carceri del Lazio

 

 

 

 

Detenuti in aumento negli istituti del Lazio, il numero delle donne detenute cresce in misura maggiore

I detenuti ristretti negli istituti penitenziari del Lazio al 30 giugno 2017 erano 6.247, l'11% del totale dei detenuti in Italia. Da gennaio a giugno di quest'anno la popolazione detenuta nella regione Lazio è aumentata dello 0,5% e la popolazione femminile, in particolare, ha registrato percentuali di crescita di quasi tre volte maggiore (1,7%). Molti anche i bambini in carcere che il 30 giugno erano 19. I cittadini stranieri invece diminuiscono dello 0,6%. Una presenza, quella dei detenuti stranieri, che comunque si conferma essere proporzionalmente superiore rispetto a quella nazionale (42% circa dei detenuti nel Lazio rispetto al 34% in Italia) con percentuali che superano il 50% negli istituti penitenziari di Rieti, C.C. Civitavecchia, Viterbo, Rebibbia femminile e Regina Coeli.

Alla fine di giugno quasi il 16% della popolazione ristretta nel Lazio era in attesa di primo giudizio, un dato in diminuzione (1,5% in meno) rispetto all'inizio dell'anno. Aumentano invece, di circa l'1%, i detenuti con condanne definitive e dello 0,4% quelli con condanne non ancora definitive. Complessivamente il dato dei detenuti condannati raggiunge l'84% del totale.

Cresce anche, dell'0,8%, la percentuale di detenuti che hanno beneficiato della detenzione domiciliare prevista dalla legge 199/2010, anche se le percentuali restano sostanzialmente invariate nel caso delle donne e dei cittadini stranieri, che evidentemente incontrano maggiori difficoltà nell'accedere alla detenzione domiciliare.

Consulenza notarile gratuita per i detenuti del Lazio

Un servizio gratuito di consulenza notarile per i detenuti ospiti negli istituti penitenziari del Lazio. E' quanto prevede il protocollo d'intesa che l'Ufficio del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio ha sottoscritto questa mattina con il Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria per Lazio, Abruzzo e Molise e l'Associazione italiana notai cattolici (AINC).

I professionisti aderenti all'AINC forniranno consulenza gratuita ai detenuti meno abbienti o in stato di difficoltà secondo modalità che saranno definite con le singole strutture detentive. Gli istituti a loro volta si impegnano a trasmettere le richieste di consulenza pervenute dalla popolazione carceraria direttamente al referente territoriale dell'associazione o al Garante, mettendo a disposizione quando necessario tutta la documentazione utile. All'Ufficio del Garante spetta infine il compito di rilevare e comunicare all'associazione le richieste di consulenza e di monitorare lo stato di avanzamento dell'intesa.

"La firma di questo protocollo – commenta il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio Stefano Anastasia – rappresenta un ulteriore passo in avanti nel percorso di riconoscimento e tutela dei diritti della popolazione detenuta. Dai colloqui che periodicamente il mio ufficio svolge all'interno delle strutture detentive della nostra regione, infatti, era emersa in più occasioni l'esigenza di avere anche questo tipo di supporto, in quanto i dirigenti dell'amministrazione penitenziaria possono effettuare solo certificazioni minori, che non coprono tutte le esigenze delle persone detenute. Da qui l'idea di promuovere una collaborazione finalizzata a offrire un servizio qualificato in ambito notarile anche a quei detenuti che si trovano in condizioni di difficoltà.

                                    

          

                                      

 

                                      

Detenuto diventa dottore di ricerca a Rebibbia

Alessandro L., attualmente detenuto al reparto G8 di Rebibbia – Nuovo complesso dopo un periodo passato in alta sicurezza, ha conseguito un dottorato di ricerca in Sociologia. Lo racconta lui stesso in una lettera al Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasia, sottolineando di essere "il primo detenuto in un carcere italiano ad aver conseguito un dottorato di ricerca senza essere mai uscito dal carcere".
Ininterrottamente detenuto dal giugno del 1995, Alessandro si è laureato con lode in Sociologia all'Università degli studi di Roma La Sapienza nel gennaio del 2013, discutendo la tesi "Il lavoro rende liberi. Etnografia del 'mondo' carcere", pubblicata l'anno seguente da Gruppo Albatros Il filo. Dopo la laurea ha quindi deciso di proseguire gli studi universitari accedendo al corso di dottorato di ricerca in Sociologia e scienze applicate attivato dall'Università di Roma La Sapienza. Fino ad arrivare, lo scorso 23 febbraio, alla discussione della dissertazione finale "Rieducazione, formazione e reinserimento sociale dei detenuti. Uno studio comparativo ed etnografico dei detenuti rientranti nella categoria 'Alta sicurezza' in Italia: percorsi di vita, aspettative e reti sociali di riferimento".
"E' davvero un bel traguardo" commenta il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio Stefano Anastasia, sottolineando la difficoltà di raggiungere un simile obiettivo per chi è detenuto in un istituto di pena. "Se studiare all'interno del carcere è complicato – spiega Anastasia, che è anche docente universitario – seguire un corso di dottorato lo è ancora di più, per la reale difficoltà di accedere ad adeguati strumenti di ricerca. Complimenti ad Alessandro, quindi, che è riuscito a portare a termine un percorso così arduo con grande determinazione. Mi auguro che il risultato raggiunto possa rappresentare un'occasione di riflessione sul tema dell'accesso agli studi, a tutti i livelli, per le persone detenute. In questo senso – conclude il Garante – sarebbe certamente importante se l'amministrazione penitenziaria si attrezzasse per garantire agli studenti che intendono intraprendere un percorso formativo post laurea, idonei strumenti di studio e ricerca, anche informatici".

Il Garante partecipa all'inaugurazione della Casa di Leda

Il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasia, ha partecipato ieri all’inaugurazione, da parte del Ministro della Giustizia Andrea Orlando e alla presenza della Sindaca Virginia Raggi, della ‘Casa di Leda’. Il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasia, ha partecipato ieri all'inaugurazione, da parte del Ministro della Giustizia Andrea Orlando e alla presenza della Sindaca Virginia Raggi, della 'Casa di Leda' la struttura protetta per mamme detenute con figli da zero a tre anniCasadiLeda esterno1 aperta a Roma a fine marzo.  Il centro, che sorge nel quartiere romano dell’Eur all’interno di un edificio confiscato alla criminalità organizzata, ospita attualmente quattro mamme - di cui tre straniere - e quattro bambini. Si tratta di detenute provenienti dal reparto femminile del carcere di Rebibbia, unico istituto penitenziario del Lazio a essere dotato di un nido. Per ciascuna delle detenute che risiedono all’interno del centro viene elaborato un progetto educativo individuale, sotto il coordinamento tecnico di uno psicoterapeuta, mentre per i bambini è prevista l’iscrizione al nido o alla scuola materna e l’assegnazione del pediatra. La struttura – primo progetto in Italia a dare concreta attuazione alla legge 62 del 2011 in materia di valorizzazione del rapporto tra detenuti madri e figli minori – è dedicata alla memoria di Leda Colombini e delle sue battaglie in difesa dei diritti dei bambini costretti dalla nascita a vivere in carcere.

"L’apertura della ‘Casa di Leda’ – commenta il Garante Stefano Anastasia – è una notizia che ho accolto con grande soddisfazione. Si tratta certamente di una prima risposta al problema della impropria detenzione di bambini e bambine all’interno delle istituzioni penitenziarie, una soluzione che assicura loro condizioni di vita più adeguate ad unCasadiLeda interno2 sano e naturale sviluppo psico-fisico. Poi, per le madri, la struttura romana rappresenta uno strumento importante per sostenerne il percorso di reinserimento, grazie alla possibilità di esercitare a pieno la funzione genitoriale”. Anastasia sottolinea ancora che il progetto legato all’apertura della ‘Casa di Leda’ “merita di essere ulteriormente valorizzato proprio nell'ottica di garantire un vero e completo rapporto genitoriale e di permettere ai bambini di crescere in spazi senza sbarre. E’ necessario quindi sostenere l’azione della magistratura e degli operatori penitenziari affinché si scelga con fiducia e giusto coraggio questa strada alternativa al carcere per le madri di figli piccoli o piccolissimi. Alla Regione e agli enti locali la responsabilità di individuare ulteriori strutture che, sull’esempio della Casa di Leda, possano effettivamente svuotare il nido di Rebibbia".