Detenuti presenti nelle carceri del Lazio al 31 luglio. E’ Latina il carcere più sovraffollato

I detenuti presenti nel Lazio al 31 luglio erano 6.250. Gli istituti penitenziari più sovraffollati sono Latina, Cassino, Roma Regina Coeli e Viterbo. Tra questi, dove i detenuti presenti sono oltre il 40% in più di quelli previsti dalla capienza regolamentare, il carcere di Latina registra la percentuale maggiore essendo tra uomini e donne 141 i detenuti presenti per 78 posti regolamentari. Ben l’80% in più.

Qui i numeri delle carceri del Lazio

 

 

 

 

Detenuti in aumento negli istituti del Lazio, il numero delle donne detenute cresce in misura maggiore

I detenuti ristretti negli istituti penitenziari del Lazio al 30 giugno 2017 erano 6.247, l'11% del totale dei detenuti in Italia. Da gennaio a giugno di quest'anno la popolazione detenuta nella regione Lazio è aumentata dello 0,5% e la popolazione femminile, in particolare, ha registrato percentuali di crescita di quasi tre volte maggiore (1,7%). Molti anche i bambini in carcere che il 30 giugno erano 19. I cittadini stranieri invece diminuiscono dello 0,6%. Una presenza, quella dei detenuti stranieri, che comunque si conferma essere proporzionalmente superiore rispetto a quella nazionale (42% circa dei detenuti nel Lazio rispetto al 34% in Italia) con percentuali che superano il 50% negli istituti penitenziari di Rieti, C.C. Civitavecchia, Viterbo, Rebibbia femminile e Regina Coeli.

Alla fine di giugno quasi il 16% della popolazione ristretta nel Lazio era in attesa di primo giudizio, un dato in diminuzione (1,5% in meno) rispetto all'inizio dell'anno. Aumentano invece, di circa l'1%, i detenuti con condanne definitive e dello 0,4% quelli con condanne non ancora definitive. Complessivamente il dato dei detenuti condannati raggiunge l'84% del totale.

Cresce anche, dell'0,8%, la percentuale di detenuti che hanno beneficiato della detenzione domiciliare prevista dalla legge 199/2010, anche se le percentuali restano sostanzialmente invariate nel caso delle donne e dei cittadini stranieri, che evidentemente incontrano maggiori difficoltà nell'accedere alla detenzione domiciliare.

Consulenza notarile gratuita per i detenuti del Lazio

Un servizio gratuito di consulenza notarile per i detenuti ospiti negli istituti penitenziari del Lazio. E' quanto prevede il protocollo d'intesa che l'Ufficio del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio ha sottoscritto questa mattina con il Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria per Lazio, Abruzzo e Molise e l'Associazione italiana notai cattolici (AINC).

I professionisti aderenti all'AINC forniranno consulenza gratuita ai detenuti meno abbienti o in stato di difficoltà secondo modalità che saranno definite con le singole strutture detentive. Gli istituti a loro volta si impegnano a trasmettere le richieste di consulenza pervenute dalla popolazione carceraria direttamente al referente territoriale dell'associazione o al Garante, mettendo a disposizione quando necessario tutta la documentazione utile. All'Ufficio del Garante spetta infine il compito di rilevare e comunicare all'associazione le richieste di consulenza e di monitorare lo stato di avanzamento dell'intesa.

"La firma di questo protocollo – commenta il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio Stefano Anastasia – rappresenta un ulteriore passo in avanti nel percorso di riconoscimento e tutela dei diritti della popolazione detenuta. Dai colloqui che periodicamente il mio ufficio svolge all'interno delle strutture detentive della nostra regione, infatti, era emersa in più occasioni l'esigenza di avere anche questo tipo di supporto, in quanto i dirigenti dell'amministrazione penitenziaria possono effettuare solo certificazioni minori, che non coprono tutte le esigenze delle persone detenute. Da qui l'idea di promuovere una collaborazione finalizzata a offrire un servizio qualificato in ambito notarile anche a quei detenuti che si trovano in condizioni di difficoltà.

                                    

          

                                      

 

                                      

Detenuto diventa dottore di ricerca a Rebibbia

Alessandro L., attualmente detenuto al reparto G8 di Rebibbia – Nuovo complesso dopo un periodo passato in alta sicurezza, ha conseguito un dottorato di ricerca in Sociologia. Lo racconta lui stesso in una lettera al Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasia, sottolineando di essere "il primo detenuto in un carcere italiano ad aver conseguito un dottorato di ricerca senza essere mai uscito dal carcere".
Ininterrottamente detenuto dal giugno del 1995, Alessandro si è laureato con lode in Sociologia all'Università degli studi di Roma La Sapienza nel gennaio del 2013, discutendo la tesi "Il lavoro rende liberi. Etnografia del 'mondo' carcere", pubblicata l'anno seguente da Gruppo Albatros Il filo. Dopo la laurea ha quindi deciso di proseguire gli studi universitari accedendo al corso di dottorato di ricerca in Sociologia e scienze applicate attivato dall'Università di Roma La Sapienza. Fino ad arrivare, lo scorso 23 febbraio, alla discussione della dissertazione finale "Rieducazione, formazione e reinserimento sociale dei detenuti. Uno studio comparativo ed etnografico dei detenuti rientranti nella categoria 'Alta sicurezza' in Italia: percorsi di vita, aspettative e reti sociali di riferimento".
"E' davvero un bel traguardo" commenta il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio Stefano Anastasia, sottolineando la difficoltà di raggiungere un simile obiettivo per chi è detenuto in un istituto di pena. "Se studiare all'interno del carcere è complicato – spiega Anastasia, che è anche docente universitario – seguire un corso di dottorato lo è ancora di più, per la reale difficoltà di accedere ad adeguati strumenti di ricerca. Complimenti ad Alessandro, quindi, che è riuscito a portare a termine un percorso così arduo con grande determinazione. Mi auguro che il risultato raggiunto possa rappresentare un'occasione di riflessione sul tema dell'accesso agli studi, a tutti i livelli, per le persone detenute. In questo senso – conclude il Garante – sarebbe certamente importante se l'amministrazione penitenziaria si attrezzasse per garantire agli studenti che intendono intraprendere un percorso formativo post laurea, idonei strumenti di studio e ricerca, anche informatici".

Il Garante partecipa all'inaugurazione della Casa di Leda

Il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasia, ha partecipato ieri all’inaugurazione, da parte del Ministro della Giustizia Andrea Orlando e alla presenza della Sindaca Virginia Raggi, della ‘Casa di Leda’. Il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasia, ha partecipato ieri all'inaugurazione, da parte del Ministro della Giustizia Andrea Orlando e alla presenza della Sindaca Virginia Raggi, della 'Casa di Leda' la struttura protetta per mamme detenute con figli da zero a tre anniCasadiLeda esterno1 aperta a Roma a fine marzo.  Il centro, che sorge nel quartiere romano dell’Eur all’interno di un edificio confiscato alla criminalità organizzata, ospita attualmente quattro mamme - di cui tre straniere - e quattro bambini. Si tratta di detenute provenienti dal reparto femminile del carcere di Rebibbia, unico istituto penitenziario del Lazio a essere dotato di un nido. Per ciascuna delle detenute che risiedono all’interno del centro viene elaborato un progetto educativo individuale, sotto il coordinamento tecnico di uno psicoterapeuta, mentre per i bambini è prevista l’iscrizione al nido o alla scuola materna e l’assegnazione del pediatra. La struttura – primo progetto in Italia a dare concreta attuazione alla legge 62 del 2011 in materia di valorizzazione del rapporto tra detenuti madri e figli minori – è dedicata alla memoria di Leda Colombini e delle sue battaglie in difesa dei diritti dei bambini costretti dalla nascita a vivere in carcere.

"L’apertura della ‘Casa di Leda’ – commenta il Garante Stefano Anastasia – è una notizia che ho accolto con grande soddisfazione. Si tratta certamente di una prima risposta al problema della impropria detenzione di bambini e bambine all’interno delle istituzioni penitenziarie, una soluzione che assicura loro condizioni di vita più adeguate ad unCasadiLeda interno2 sano e naturale sviluppo psico-fisico. Poi, per le madri, la struttura romana rappresenta uno strumento importante per sostenerne il percorso di reinserimento, grazie alla possibilità di esercitare a pieno la funzione genitoriale”. Anastasia sottolinea ancora che il progetto legato all’apertura della ‘Casa di Leda’ “merita di essere ulteriormente valorizzato proprio nell'ottica di garantire un vero e completo rapporto genitoriale e di permettere ai bambini di crescere in spazi senza sbarre. E’ necessario quindi sostenere l’azione della magistratura e degli operatori penitenziari affinché si scelga con fiducia e giusto coraggio questa strada alternativa al carcere per le madri di figli piccoli o piccolissimi. Alla Regione e agli enti locali la responsabilità di individuare ulteriori strutture che, sull’esempio della Casa di Leda, possano effettivamente svuotare il nido di Rebibbia".

Avviso Officine culturali e Teatro sociale: domande entro il 30 giugno

Scadono il 30 giugno i termini per la presentazione delle domande per i contributi previsti dall’ avviso “Officine culturali e di Teatro sociale” della Regione Lazio. Per le carceri i progetti ammessi al finanziamento devono riguardare l’attivazione e la gestione di attività laboratoriali e formative che perseguono finalità sociali, educative e terapeutiche anche come strumento di prevenzione del disagio sociale. I progetti, secondo quanto previsto dall’avviso, devono articolarsi in programmi annuali di attività e riguardare il territorio di uno o, preferibilmente, più comuni del Lazio.

Maggiori informazioni sul sito della Regione Lazio.

Il Garante Anastasia a Repubblica.it: “L’alternativa al carcere c’è”

“Quarant’anni di esperienza e i recenti sviluppi dell’esecuzione penale esterna ci dicono che l’alternativa al carcere c’è, è possibile e utile praticarla". L’esecuzione penale esterna garantisce più sicurezza e più inclusione sociale, tanto ai condannati quanto alla società. Certo richiede coraggio, condivisione e investimenti: il coraggio di resistere alla sirena populista del carcere; la condivisione delle azioni per il reinserimento con le altre amministrazioni statali, territoriali e del privato sociale; l’investimento nelle strutture pubbliche che se ne occupano”. Lo sottolinea il Garante delle persone sottoposte alle misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasia, in un recente articolo di Marta Rizzo per Repubblica.it sul tema delle misure alternative al carcere come occasione di recupero e reinserimento sociale.

L’articolo di Marta Rizzo

Al via laboratorio di scrittura creativa con i detenuti di Rebibbia (G8)

Imparare a esprimere ciò che si sente, a raccontare fatti ed esperienze traendo ispirazione dalla lettura della Bibbia, a costruire personaggi diversi da sé e dalla propria sensibilità. Sono questi gli obiettivi del Laboratorio – seminario di scrittura creativa “L’unica gioia al mondo è cominciare per rinascere: esercizi e affetti tra la Bibbia e la vita”, organizzato dall’Ufficio del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio e dall’Università degli Studi di Tor Vergata per i detenuti di Rebibbia (docente Prof. Fabio Pierangeli).

I partecipanti al progetto, sotto la guida dei docenti, saranno coinvolti nella realizzazione di racconti brevi o brevissimi e si confronteranno, in particolare, con esercizi sull’importanza dell’incipit. Una selezione degli elaborati prodotti sarà poi presentata nel corso della manifestazione conclusiva, aperta anche agli altri detenuti del reparto e alle altre sezioni.

Dopo una prima fase introduttiva nei mesi di maggio e giugno, il progetto prenderà avvio il prossimo settembre e terminerà a giugno del 2018. Previsto il coinvolgimento di scrittori e studiosi negli incontri dedicati alla presentazione e lettura delle opere.

Garante Anastasia a Micromega: “Disegno di legge su reato tortura inadeguato e contraddittorio”

"L'approvazione di una legge contro la tortura non può che essere una buona notizia, tuttavia la formulazione del reato contenuta nel testo appare inadeguata e contraddittoria rispetto agli standard internazionali, alla prescrizione costituzionale, alle domande di giustizia delle vittime e alle attese dell'opinione pubblica. Se questa legge dovesse essere approvata definitivamente continueremmo a essere richiamati dalle Nazioni Unite per l'inadeguatezza della previsione legislativa". E' quanto afferma il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasia, intervistato da Giacomo Russo Spena per Micromega in merito alla recente approvazione in Senato del disegno di legge che mira a introdurre nel nostro ordinamento il reato di tortura.
Anastasia sottolinea, in particolare, come il provvedimento – che torna ora alla Camera in seconda lettura – presenti una serie di punti critici, primo tra tutti "la definizione della pena come reato comune, eseguibile da chiunque, e non come reato proprio, imputabile esclusivamente al pubblico ufficiale o all'incaricato di pubblico servizio." Si tratta, secondo il Garante, di una "rottura" rispetto alla Convenzione delle Nazioni Unite e al comune senso di giustizia, in quanto "la preoccupazione degli organismi internazionali come dell'opinione pubblica" è quella di fugare "il pericolo che pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio abusino della propria funzione per scopi illegittimi e contrari ai fondamenti dello Stato di diritto costituzionale, non certo di perseguire privati cittadini già ampiamente perseguibili a legislazione vigente".


L'intervista integrale di Giacomo Russo Spena al Garante Stefano Anastasia

Garante Anastasia partecipa a convegno su condizioni di vita e percorso di reinserimento delle persone detenute

Come conciliare le esigenze di sicurezza pubblica con condizioni di vita all'interno degli istituti di pena rispettose della dignità umana e dei diritti fondamentali della persona. Questo il tema al centro del convegno/dibattito "Garantire la giustizia. Corretta e giusta integrazione per la sicurezza", al quale ha preso parte lo scoro 22 maggio il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasia.
convegno22maggio Consiglio1All'iniziativa – organizzata dal Forum Giovani in collaborazione con l'associazione Gruppo Idee nell'aula Mechelli del Consiglio regionale del Lazio – sono intervenuti, tra gli altri, il presidente della commissione consiliare Vigilanza sul pluralismo dell'informazione Giuseppe Cangemi, il vice presidente della Regione Massimiliano Smeriglio, la vice presidente della commissione consiliare speciale sulle infiltrazioni mafiose e sulla criminalità organizzata nel territorio regionale Marta Bonafoni, il consigliere regionale Giancarlo Righini, il sottosegretario di Stato alla Giustizia Cosimo Maria Ferri, la direttrice della casa circondariale di Rebibbia – Nuovo Complesso Rosella Santoro e la direttirice della Casa circondariale di Regina Coeli Silvana Sergi.
Diversi gli argomenti affrontati nel corso del dibattito, tutti tesi ad approfondire l'aspetto delle iniziative che possono essere messe in atto per mitigare la nocività dell'ambiente carcerario e supportare il detenuto nel suo percorso di recupero. Si è parlato, in particolare, di diritto alla salute, all'affettività, alla libertà religiosa, allo studio, alla formazione e al lavoro e da più parti si è sottolineato come garantire idonee condizioni di vita all'interno degli istituti di pena contribuisca a evitare il rischio di isolamento del detenuto e permetta di facilitarne il reinserimento, riducendo di fatto il rischio di recidiva.
E' stato anche sottolineato come la partecipazione a progetti culturali e sportivi costituisca un fondamentale momento convegno22maggio Consigliodi crescita personale per le persone in regime di detenzione e rappresenti allo stesso tempo un importante mezzo di interazione della popolazione carceraria con l'esterno. Si è inoltre richiamata l'attenzione sulla necessità di "fare rete" per accompagnare il detenuto nella fase di reingresso nella società, una volta scontata la pena e, a tale proposito, si sono ricordati i buoni risultati ottenuti dallo strumento del microcredito, che costituisce un aiuto concreto per gli ex-detenuti nella fase immediatamente successiva all'uscita dal carcere.
Nel corso del convegno si è fatto riferimento anche alla misura della sospensione del processo con messa alla prova, introdotta nel 2014 come modalità alternativa di definizione del giudizio che porta a una pronuncia di proscioglimento per estinzione del reato nei casi in cui il periodo di prova abbia esito positivo. Intervenendo su questo punto il Garante Anastasia ha sottolineato i buoni risultati dell'applicazione della misura, in particolare rispetto agli autori di reato minorenni, ma allo stesso tempo ha voluto evidenziare come "questa sperimentazione importante non risolva tutti i problemi" e ha ribadito che "rimangono delle difficoltà". Prima tra tutte quella rappresentata dalla crescita dei numeri della popolazione carceraria: "nel Lazio abbiamo mille detenuti in più rispetto alla capienza delle strutture e in alcune realtà le presenze sono addirittura il doppio". Il Garante ha poi ricordato che nonostante i risultati ottenuti in termini di tutela della salute carceraria con il passaggio delle competenze al servizio sanitario nazionale – e quindi alle Asl territoriali – c'è ancora la necessità di superare le criticità legate all'accesso delle persone detenute a visite specialistiche ed esami diagnostici che devono essere eseguiti all'esterno. Ha quindi concluso sottolineando come il principio sancito dal terzo comma dell'articolo 27 della Costituzione, secondo il quale le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato rappresenti "un affare che non riguarda soltanto l'amministrazione statale ma che chiama in causa anche le Regioni. Queste sono infatti tenute ad assicurare i necessari interventi sanitari e a definire adeguate politiche sociali di avviamento al lavoro e di accoglienza nel territorio, politiche che facilitino concretamente il reinserimento. Dagli interventi che ho ascoltato oggi mi sembra che ci sia la voglia di affrontare questa sfida come una responsabilità comune dell'ente Regione e credo che questo rappresenti una grande opportunità".

Il Garante al giornale ‘Dietro il cancello’: “La privazione della libertà è un problema assai più che una soluzione”

“La privazione della libertà è un problema, assai più che una soluzione”. Lo afferma il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasia, in un intervento pubblicato sul quinto numero di quest’anno di ‘Dietro il cancello’, il giornale curato dai detenuti di Rebibbia e che raccoglie contributi anche di persone ristrette in altri istituti penitenziari della regione. “Intanto perché – spiega Anastasia – la libertà non è un accessorio, qualcosa cui si può rinunciare senza perdere una parte di se stessi. In carcere si dipende quasi per ogni cosa dall’amministrazione penitenziaria, dalla capacità e dalla solerzia, dalla disponibilità e dalla adeguatezza dei suoi operatori. Ma la privazione della libertà – aggiunge – è un problema anche per quella che dovrebbe essere la finalità costituzionale della pena. La pena dovrebbe tendere alla rieducazione del condannato, ma in carcere è difficile offrire quelle opportunità che dovrebbero essere essenziali alla possibilità di ricostruirsi una vita fuori”.

Nel suo intervento il Garante sottolinea inoltre come la questione della privazione della libertà e dell’esecuzione della pena interessi tutte le amministrazioni pubbliche e in particolare quelle che hanno competenze specifiche nell’assistenza sanitaria, nel sostegno sociale, nella formazione e nell’avviamento al lavoro. “Da qui nasce l’idea di autorità regionali di garanzia dei diritti e delle opportunità delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative delle libertà, e così io intendo il mio incarico. Molto c’è da fare e molto si sta facendo: le condizioni ideali per cimentarsi in un impegno necessario e difficile come quello di Garante delle persone private della libertà”.

 

L’intervento integrale del Garante nel numero 5/anno 2017 di ‘Dietro il cancello’