Cassino. Lo sport entra nelle carceri con il Coni

Il 24 novembre si è svolta nel carcere di Cassino la manifestazione conclusiva del progetto "Lo sport entra nelle carceri", iniziativa legata all'accordo "CONI e Regione, compagni di sport". Per i detenuti di Cassino in particolare si sono tenuti corsi di calcio, ginnastica e scacchi.
Nel corso della giornata, che ha visto la presenza del Garante per i detenuti della Regione Lazio Stefano Anastasia, del presidente del Coni Lazio Riccardo Viola e della vice direttrice del carcere Daniela Puglia, si è giocato un torneo di calcio al quale hanno partecipato 4 squadre di 6 detenuti, terminato con una finale decisa ai calci di rigore. Il Garante Anastasia durante la premiazione ha sottolineato l'importanza di progetti come quello realizzato dal Coni e dalla Regione nelle carceri del Lazio che, oltre a regalare ore di svago e di ordinaria normalità, ha offerto ai detenuti la possibilità di confrontarsi con il rispetto delle regole in una diversa modalità. La giornata si è infine conclusa con la consegna degli attestati di partecipazione ai corsi di ginnastica e di scacchi, attività che hanno riscosso grande successo tra i detenuti.

 

 

REMS. Accordo Regione Lazio-Ministero della Giustizia

Dichiarazione di Stefano Anastasìa, Garante delle persone private della libertà della Regione Lazio.
"Il protocollo firmato oggi dal Presidente della Regione Lazio, dal Ministero della Giustizia e dai capi degli uffici giudiziari del Lazio è un passo importante per ridurre l'abuso di misure di sicurezza e facilitare le funzioni sanitarie delle Rems. Le Residenze per le misure di sicurezza sono ormai una importante realtà del nostro sistema di esecuzione penale. Nella Regione Lazio ne sono attive cinque che in due anni hanno ospitato 170 persone che altrimenti sarebbero state destinate a perdersi nell'inferno degli ospedali psichiatrici giudiziari. Invece, grazie a equipe professionali competenti e motivate, 90 di loro sono state dimesse attraverso piani terapeutici condivisi con i servizi socio-sanitari territoriali.
Purtroppo, però, l'intero circuito delle Rems è in sofferenza per un uso eccessivo che si fa dell'internamento, in modo particolare in via cautelare, prima ancora che sia acclarata la incapacità di intendere e di volere dei presunti autori di reato. Il protocollo firmato oggi dal Presidente della Regione Lazio, dal Ministero della Giustizia e dai capi degli uffici giudiziari del Lazio, attraverso l'intervento dei servizi territoriali sin dal momento della perizia e l'incentivo alle alternative all'internamento, può ridurre questa pressione che ha ingolfato le Rems, ha creato una lista d'attesa che non riesce a essere smaltita, fino ai veri e propri casi di detenzione illegittima all'interno degli istituti penitenziari".

Sovraffolamento sempre più grave. Urgente la riforma dell'ordinamento

Dichiarazione del Garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasìa.

"Urge come il pane la riforma dell'ordinamento penitenziario che ieri il Ministro Orlando ha mandato per il parere al Garante nazionale delle persone provare della libertà. A livello nazionale, siamo ormai a 58000 detenuti, 8000 in più della capienza regolamentare, con un tasso di sovraffollamento del 115%. Il Lazio è ormai oltre il 120% e in alcuni istituti (Regina Coeli, Cassino e Latina) è stato superato anche il livello di guardia fissato dall'Amministrazione penitenziaria nella capienza cosiddetta "tollerabile". Servono scelte coraggiose e urgenti di decarcerizzazione e a sostegno di misure penali esterne".

Rems Pontecorvo: il Dirigente sanitario risponde al Garante sui rilievi del Comitato europeo per la prevenzione della tortura

Il dirigente medico della Residenza per le Misure di Sicurezza di Pontecorvo, il dott. Luciano Pozzuoli, risponde alla richiesta di informazioni del Garante delle persone private della libertà della Regione Lazio, Stefano Anastasia, sui rilievi sollevati dal Comitato europeo per la Prevenzione della Tortura nel Report recentemente pubblicato sulla visita effettuata in Italia lo scorso anno. In particolare i rilievi del CPT riguardavano il confinamento notturno, la mancanza procedure per uso della camera di decompressione nonché l'impiego di personale di vigilanza specificatamente formato.
Quanto alla chiusura delle stanze durante la notte, il dott. Pozzuoli sostiene che essa è determinata dall'originaria applicazione delle norme penitenziarie, per quanto compatibili con l'ambiente sanitario, ai sensi dell'Accordo Stato-Regioni del 24 febbraio 2015. A suo giudizio, tale procedura sarebbe percepita dalle pazienti come loro protezione e tutela del riposo notturno nei confronti di altre pazienti che potrebbero arrecare loro disagio. Tuttavia il dott. Pozzuoli non esclude la possibilità che, su specifica richiesta e per particolari esigenze, le porte possano essere lasciate aperte anche durante la notte. D'altro canto, per ogni evenienza, le stanze sono dotate di un citofono collegato all'infermeria e alla sala controllo.
Quanto all'utilizzo della camera di decompressione, il dott. Pozzuoli ribadisce che essa non viene utilizzata per la contenzione fisica, non praticata nelle REMS della Asl di Frosinone. Così come previsto dal Regolamento interno della Rems, il suo utilizzo viene valutato dal medico di turno e disposto unicamente a tutela del paziente che pone in essere un comportamento violento, nel momento in cui tutte le altre strategie di negoziazione non sortiscono effetto positivo. La permanenza nella stanza è limitata al tempo minimo necessario alla risoluzione della crisi e sempre alla presenza di un'unità infermieristica.
Infine, il dirigente sanitario informa che, secondo l'Accordo tra Prefettura, Regione Lazio e ASL di Frosinone del 31/03/2015, il personale di vigilanza addetto all'incolumità dei pazienti e degli operatori, è coordinato da un responsabile qualificato che a sua volta cura la formazione permanente degli addetti.

Civitavecchia: al via la seconda edizione del corso di formazione per Peer Supporter

Parte la seconda edizione del corso di formazione per Peer Supporter per di detenuti della Casa Circondariale di Civitavecchia promosso dalla ASL RM4. Il corso articolato in 7 incontri si pone l'obiettivo di fornire ai detenuti che vi parteciperanno strumenti per sostenere altri detenuti più fragili, in un rapporto relazionale di aiuto. Un peer supporter è una figura di riferimento relazionale, un promotore del benessere, una figura di riferimento rassicurante ed emotivamente contenitiva. Il progetto si focalizza soprattutto sulla prevenzione del rischio suicidario, sulla riduzione dell'aggressività e delle problematiche legate all'adattamento al contesto carcerario intendendo creare un sostegno concreto volto a contrastare la tendenza all'isolamento dei detenuti particolarmente fragili o con disagi psichici. La prima edizione partita lo scorso anno ha prodotto risultati significativi e soddisfacenti sia per la crescita personale dei partecipanti che per i destinatari finali.

Regina Coeli. Richiesta di rinvio a giudizio per il suicidio di Valerio Guerrieri


Dichiarazione di Stefano Anastasìa, Garante delle persone private della libertà della Regione Lazio.

La montagna ha partorito il topolino. Valerio Guerrieri si è suicidato in stato di detenzione illegittima. Troppo facile prendersela con i ritardi nei controlli.
Un ragazzo di 22 anni, malato di mente, si suicida in carcere dopo dieci giorni di detenzione illegittima e la procura di Roma chiede il rinvio a giudizio di due poliziotti rei di aver tardato di sette minuti il controllo di Valerio, considerato soggetto a rischio suicidario.
Intanto, solo a Regina Coeli, ieri erano ancora sette gli internati trattenuti illegittimamente in carcere, proprio come Valerio.
So bene che nessuna azione penale risarcirà il dolore dei familiari di un ragazzo morto suicida, ma è troppo facile accantonare lo scandalo delle detenzioni illegittime dei malati di mente, che avrebbero bisogno di accoglienza e cura sul territorio, in comunità o nelle Rems. In questo modo non si farà altro che incentivare atteggiamenti difensivi del personale sanitario e di polizia penitenziaria, costretto a scaricarsi della responsabilità di un eventuale suicidio in carcere.

Riattivata la Telecardiologia presso la C.C. di Regina Coeli

Con una nota ufficiale l'Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata rende noto che il servizio di Telemedicina rivolto alla popolazione detenuta nella Casa Circondariale di Regina Coeli è nuovamente attivo. Il servizio prevede la refertazione di elettrocardiogrammi e teleconsulti in ambito cardiologico ed è attualmente attivo in H12 fino al 1 novembre quando sarà esteso H24, anche in regime di urgenza.
"Con il servizio di telemedicina attivo dal 1 settembre anche nelle carceri di Civitavecchia, si implementa così l'offerta dell'assistenza sanitaria per la popolazione detenuta, riducendo tempi e costi di accertamenti necessari e spesso indifferibili", commenta il Garante delle persone private della libertà della Regione Lazio, Stefano Anastasia.

Pubblicato Avviso per la promozione di attività culturali sportive e ricreative

Il Garante sostiene attraverso la pubblicazione di un Avviso Pubblico attività culturali, sportive e ricreative da realizzare negli istituti penitenziari del Lazio, nell’istituto penale per minorenni di Casal del Marmo, nelle REMS e nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Ponte Galeria, volte a favorire il miglioramento della condizione detentiva e il reinserimento sociale delle persone private della libertà.

Qui l’Avviso Pubblico, già pubblicato sul sito del Consiglio Regionale del Lazio, sezione badi e avvisi in data 20/09/2017

Dichiarazione del Garante dopo la visita al carcere di Frosinone

Dichiarazione del Garante dei detenuti della Regione Lazio Stefano Anastasia dopo la visita all'istituto penitenziario di Frosinone svolta il 15 settembre.

"Il carcere di Frosinone sta vivendo un momento difficile. Alle inaccettabili condizioni strutturali di alcune sezioni, come la prima e la seconda, che andrebbero chiuse per ragioni di igiene e sicurezza, si somma la chiusura di attività importanti, come quella della squadra di rugby dei Bisonti, che fino all'anno scorso ha visto i detenuti frusinati partecipare al campionato di rugby di serie C.
Come purtroppo spesso accade, un evento critico e la cronica insufficienza del personale di polizia rischia di spingere l'amministrazione penitenziaria a chiudersi su stessa, tagliando attività e progetti. Si tratta di una reazione non condivisibile, che riduce il carcere a mera custodia, allontanando l'obiettivo di un efficace reinserimento sociale dei detenuti.
Mi auguro che il provveditorato voglia dare il sostegno necessario al risanamento strutturale dell'istituto e che la nuova direzione dia un segno visibile di inversione di tendenza e di riapertura nei confronti delle attività sportive, culturali e di reinserimento sociale dei detenuti"